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Sociale

Via tutte le tasse di proprietà. Cancellare definitivamente il bollo auto per dimostrare la vera discontinuità

Eliminare il bollo auto non dovrebbe essere una "concessione", ma una normalità

di Alessandro Scipioni -


Le recenti schermaglie verbali del Governo con Matteo Renzi, che del suo passato politico conserva ormai solo la folkloristica postura del venditore televisivo stile Wanna Marchi, offrono la misura di quanto la politica abbia bisogno di concretezze e di fatti reali, anziché di polemiche sterili.

Un governo di centrodestra ha il dovere morale e politico di imprimere quella spinta in più, quella discontinuità netta, capace di mostrare agli italiani la differenza profonda rispetto al passato. E il banco di prova decisivo, in questo senso, non può che essere l’abolizione secca del bollo auto, perché possedere un bene non è di per sé un crimine, così come consumare non lo è. Al contrario, quando la gente spende, fa girare il denaro, alimenta l’occupazione e distribuisce benessere diffuso.

​Il principio cardine di un fisco giusto è elementare. Una tassa si giustifica unicamente a fronte di un servizio reale ed efficiente. È profondamente ingiusto tassare i cittadini semplicemente perché possiedono un’auto, che ne abbiano una, due o quattro, non l’hanno regolarmente pagata? Non hanno regolarmente guadagnato i soldi e pagato altre tasse su questi guadagni, per comprarla?

Esattamente come è ingiusto vessare chi possiede una casa, senza che vi sia una reale controprestazione di difesa e tutela di quel patrimonio ad esempio.

Il governo non deve fare semplicemente il regalo del bollo per un anno e per qualcuno. Deve stabilire un principio chiaro: ogni tassa che non sia motivata dall’erogazione di un servizio necessario per la comunità e l’individuo, è un abuso, e quindi viene soppressa.

L’esempio della Svizzera

Basti guardare all’esempio virtuoso della Svizzera, dove il pagamento è legato all’accesso effettivo e gratuito a determinati tipi di infrastrutture stradali, a differenza di quanto accade in Italia, dove l’automobilista subisce un balzello immotivato in cambio del nulla. Il bollo auto non può esistere come tassa patrimoniale occulta legata al mero possesso; può sopravvivere solo se corrisposto a un servizio tangibile. In assenza di ciò, va cancellato senza esitazioni.

​Per realizzare questa rivoluzione liberale, il governo deve avere il coraggio ferreo di tagliare. Tagliare le tasse e tagliare l’assistenzialismo improduttivo, senza che questo significhi minimamente toccare la sanità o i servizi essenziali. Tagliare l’assistenzialismo significa smetterla di consentire l’utilizzo dello Stato come una vacca da mungere per alimentare ammortizzatori sociali a favore di chi può e deve lavorare.

È esattamente la logica coraggiosa che ha portato all’abrogazione del reddito di cittadinanza. Una misura fallimentare che oggi tutti riconoscono come tale, fatta eccezione per chi ne ha beneficiato parassitariamente. Quella scelta ha permesso di reinvestire risorse vitali nell’economia reale, costringendo al lavoro e ricreando non soltanto l’offerta, ma una vigorosa domanda di forza lavoro. Ora la politica del fare deve completare l’opera!

Abbattendo i balzelli insensati come il bollo auto e dimostrare, una volta per tutte, che la destra sa tradurre i princìpi in realtà.

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