Violenza e ambiente digitale: il report della Polizia postale
La diffusione del cyberbullismo tra i minori conferma la necessità di interventi educativi mirati alla responsabilità digitale
Lo stalking online continua ad essere una delle forme più insidiose di violenza relazionale. A confermarlo è il Report 2025 della Polizia postale e digitale. I numeri parlano chiaro: 201 i casi trattati, 90 le persone indagate.
“Si tratta di un fenomeno trasversale, che si manifesta soprattutto attraverso piattaforme di messaggistica, social network e ambienti digitali scarsamente regolamentati, dove i confini tra pubblico e privato si fanno sempre più labili – si osserva nel rapporto – La distribuzione delle vittime evidenzia un marcato squilibrio di genere: il 75% è costituito da donne (151 casi), mentre il restante 25% riguarda uomini (50 casi)”.
Le molestie attraverso le piattaforme digitali
Le molestie online hanno rappresentato “una delle forme più frequenti di aggressione digitale, con 552 casi trattati nel corso dell’anno”. Un altro fenomeno diffuso è quello del revenge porn: “In 255 casi trattati, la rete si è trasformata in un’arma, capace di colpire la sfera più privata delle persone, esponendole a umiliazioni pubbliche, isolamento e danni psicologici profondi – riferisce la Polizia postale – Le vittime sono in larga parte donne: 188 su 255, pari al 74%”.
I casi di cyberbullismo
Nel 2025, anche il cyberbullismo ha rappresentato una componente rilevante delle condotte illecite commesse in ambiente digitale da e contro minori, con 361 casi trattati. Dall’analisi delle fasce d’età coinvolte, emerge una prevalenza significativa tra gli adolescenti tra i 14 e i 17 anni, che risultano maggiormente esposti a dinamiche di conflitto, imitazione e pressione del gruppo dei pari. Una quota rilevante di episodi “riguarda anche i preadolescenti tra i 10 e i 13 anni, fascia in cui le interazioni digitali si intrecciano con dinamiche scolastiche e di gruppo”. Più ridotti sono i casi che coinvolgono minori sotto i 10 anni, comunque indicativi di un’esposizione precoce agli ambienti digitali e della necessità di un accompagnamento educativo adeguato.
Un elemento di rilievo è costituito dal ruolo attivo dei minori come autori delle condotte: nel 2025 sono state registrate 124 denunce a carico di minorenni per episodi di cyberbullismo. Fondamentali sono gli interventi educativi mirati alla responsabilità digitale.
Pedopornografia: i numeri della Polizia postale
I procedimenti per pedopornografia e adescamento sono stati 2.574, con 222 arresti. Il monitoraggio su contenuti Csam ha riguardato oltre 16.500 siti, con 2.876 inserimenti in black list, privilegiando indagini su aree oscure della rete e piattaforme criptate. Il Centro nazionale per il Contrasto alla pedopornografia online (Cncpo), ha avuto anche nel 2025 un ruolo centrale nella tutela dei minori e delle persone vulnerabili – supportato anche dall’attività dell’Unità di analisi del crimine informatico, che si avvale del prezioso supporto funzionari psicologi della Polizia di Stato – con un’azione operativa concentrata su attività mirate e qualitative.
Le condotte da “Codice Rosso”
Particolare attenzione per le diverse forme di aggressione riconducibili alle fattispecie previste dal cosiddetto “Codice Rosso”. I fenomeni dello stalking, delle molestie online e della diffusione illecita di immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, presentano una marcata connotazione di genere, colpendo prevalentemente le donne. Attivate 477 procedure di “Codice Rosso”, in prevalenza per casi di stalking e revenge porn.
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