Voto segreto, il tradimento dei nominati è ormai il sistema
Il tradimento è il sistema. Perché i nominati sono dei cortigiani e i cortigiani tradiscono qualunque sovrano. Figuriamoci se non tradiscono il Popolo.
Il teatrino scadente è sempre lo stesso. In Parlamento si va sotto quando si vuol far tornare la rappresentanza. Si grida al tradimento, si punta il dito contro un’opposizione descritta come monolitica e compatta, quasi fosse un blocco granitico capace di muoversi all’unisono come un sol uomo. Ma dietro il sipario della retorica governativa, la verità che emerge dal voto segreto è assai più brutale, e forse, assai più degradante.
La compattezza delle finestre è una teoria di comodo, che serve solo a nascondere l’amara verità di un parlamentarismo autoreferenziale.
Siamo davvero certi che il cosiddetto campo largo abbia votato come in blocco? O è forse più realistico pensare che, in un Parlamento di nominati, il trasformismo non abbia più colore politico?
La realtà è che il voto segreto ha rivelato ciò che tutti sanno ma che nessuno osa ammettere; ossia che la fedeltà è subordinata alla sopravvivenza personale.
Il punto non è chi ha votato contro il governo. Il punto è che, quando l’emendamento tocca la sostanza del rapporto tra eletto ed elettore la maschera scende. È grottesco, quasi comico, vedere un’opposizione festeggiare una vittoria numerica su un tema, quello della libertà di scelta dei cittadini, che loro stessi hanno contribuito a soffocare in anni di leggi elettorali fatte di liste bloccate e paracadutati; però hanno sempre accusato il centro-destra di essere responsabile di avere inventato i nominati. Ovviamente loro non hanno mai avuto problemi a portarli avanti. Gioiscono per un risultato che, in un mondo normale, dovrebbe far vergognare chiunque abbia votato per impedirne l’attuazione.
Ma il vero scandalo, risiede nelle dimensioni del tradimento all’interno della maggioranza. Se i numeri sono stati così ampi, non è colpa di un’opposizione improvvisamente coesa, ma di una compagine di governo che si scopre, sotto il velo del segreto, composta da una moltitudine di battitori liberi. Parlamentari il cui unico orizzonte politico non è il programma di governo, né il mandato degli elettori, ma la conservazione dello scranno.
O vogliamo continuare a pensare che i riformisti del PD, abbiano davvero nel segreto dell’urna votato per far fare le liste a Elly Schlein? Per darle la possibilità di metterli tutti fuori dall’aula? Erano i primi a avere interesse alle preferenze.
Siamo di fronte a una classe politica che ha smarrito la lungimiranza. Il tradimento non è più l’eccezione, è la regola perché la ragion di Stato di nominati che hanno davanti la prospettiva di piccoli orizzonti è soltanto il far restare a galla se stessi. Il tradimento non è un incidente di percorso, è la cifra stilistica di chi sa che non ha consenso, e pur non avendolo vuole restare a rappresentare la nazione perché guarda solo al suo mero interesse. È un panorama squallido, ma non possiamo rifiutarci di guardarlo per ciò che è.
Se la maggioranza vuole cercare i responsabili della sua debacle, non guardi tra i banchi di chi sta dall’altra parte dell’emiciclo. Guardi tra i suoi, tra coloro che, nel segreto dell’urna, hanno già iniziato a fare i conti per la prossima legislatura, fregandosene dell’alleanza, del governo e, soprattutto, della dignità di un mandato che, per molti, è diventato nient’altro che un posto di lavoro da blindare a ogni costo.
Questa è la misura del basso spessore del nostro tempo: un padre di famiglia può ragionare di mantenere a tutti i costi il posto di lavoro, chi arriva a rappresentare una nazione deve essere in grado di pensare più in grande.
Il Parlamento non è più il luogo della rappresentanza. È diventato il luogo dove il trasformismo viene misurato al centimetro. E finché la scelta continuerà a essere un privilegio negato ai cittadini, i parlamentari continueranno a votare solo per autoconservarsi, consapevoli che, in un’aula di nominati, l’unica lealtà che conta è quella verso sé stessi.
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