Il caso del mancato incontro tra la commissaria Archila e l’ambasciatore Iravani
Il veto di Washington ferma l'incontro tra l’ambasciatore dell'Iran e l'amministrazione della città di New York
Dalla nostra inviata – Il sindaco di New York City, Zohran Mamdani, ha cercato di minimizzare lo scandalo politico legato al tentativo non autorizzato della sua amministrazione di incontrare l’ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite.
La Commissaria per gli Affari Internazionali della città, Ana María Archila, avrebbe programmato per martedì sette luglio un meeting a New York con Amir-Saeid Iravani, il rappresentante permanente dell’Iran all’ONU, noto per le sue posizioni anti-statunitensi.
Il tutto senza informare né lo staff sulla sicurezza, né il Dipartimento di Stato, lasciando all’oscuro lo stesso sindaco Zohran Mamdani.
La difesa di Zohran Mamdani: solo un errore d’agenda
Mamdani ha ripetutamente sottolineato che l’incontro non ha mai avuto luogo e che si è trattato solo di un problema di gestione dell’agenda (“scheduling snafu”), aggiungendo che “la commissaria riconosce che si è verificato semplicemente un errore”.
Durante il suo incontro con i giornalisti ha inoltre precisato che “Questa è stata una richiesta arrivata in ufficio, non una che ha avuto origine dall’ufficio”.
I funzionari del Dipartimento di Stato hanno convocato i vertici del comune di New York non appena appresa la notizia.
Hanno prontamente ricordato loro che gli enti locali non hanno alcuna autorità per intrattenere rapporti con nazioni straniere ostili, specie in assenza di relazioni diplomatiche formali tra Washington e Teheran. L’amministrazione federale ha definito quindi l’incontro inaccettabile, imponendone l’immediata cancellazione.
Lo staff del sindaco ha confermato che l’Ufficio per gli Affari Internazionali dispone già di diversi livelli di controllo pensati proprio per evitare simili scivoloni diplomatici.
L’attacco dei repubblicani: “agenda socialista e atto sovversivo”
Membri repubblicani del consiglio comunale hanno inviato una lettera dura alla commissaria per gli affari internazionali, accusandola di promuovere un’agenda socialista mondiale e di usurpare competenze federali in politica estera.
I legislatori contestano la gestione dell’ufficio per gli affari internazionali, definendo improprio il focus su governi stranieri affini e chiedendo risposte immediate sulla presunta deriva ideologica.
“Che si cospiri per incontrare il rappresentante di un regime pericoloso, autoritario e fascista che è lo Stato sponsor principale del terrorismo, che ha giurato morte all’America e che attualmente è impegnato in un conflitto militare letale con il nostro Paese, costituisce una straordinaria violazione del protocollo e della fiducia pubblica e potrebbe essere interpretato come un atto sovversivo”.
L’Ufficio Affari Internazionali e i limiti di Zohran Mamdani
L’Ufficio Affari Internazionali di New York ha storicamente agito come servizio di conciergerie per i diplomatici, gestendo pratiche scolastiche, burocratiche, di accoglienza e logistica.
Tuttavia la prassi consolidata prevede di evitare incontri diretti con delegazioni di Paesi con rapporti tesi, per non generare ansie nel governo federale, contrariamente a quanto avvenuto recentemente.
Le fonti sembrano confermare che sono stati i funzionari iraniani all’ONU a mettersi in contatto per richiedere e pianificare il vertice che si sarebbe dovuto tenere presso il complesso Two United Nations Plaza a Manhattan, e non il contrario.
Nonostante la richiesta esterna, l’accettazione e la calendarizzazione formale dell’incontro da parte della commissaria Ana María Archila hanno fatto scattare l’allarme al Dipartimento di Stato, che ha imposto l’annullamento immediato prima che la delegazione iraniana potesse presentarsi all’appuntamento.
C’è da ricordare che il sindaco Mamdani aveva precedentemente previsto di incontrare il Presidente di sinistra colombiano Gustavo Petro nel mese di giugno, colloquio anch’esso annullato dall’amministrazione Trump.
In quel caso, Petro si trovava a New York con un visto limitato ed esclusivamente per impegni legati all’ONU.
La gestione delle relazioni con i regimi ostili resta una prerogativa esclusiva di Washington.
Per la Grande Mela l’accaduto rappresenta un avviso a non superare i limiti previsti per la politica estera.
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