L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Attualità

Intervista all’avvocato Caiazza. Riforma della magistratura: “Sì necessario per cittadini e tribunali maggiore efficacia e più garanzie”

di Anna Tortora -


Secondo l’avvocato Giandomenico Caiazza, la riforma della magistratura in votazione al referendum non è solo una questione tecnica: è una svolta per il funzionamento dei tribunali e per i diritti dei cittadini. Giudici davvero indipendenti, minore influenza delle correnti interne e processi più rapidi sono, per Caiazza, motivi decisivi per dire Sì e dare finalmente alla giustizia italiana strumenti più efficaci e garantiti.

Avvocato, nel corso delle sue riflessioni pubbliche ha più volte evidenziato le criticità strutturali del sistema giudiziario italiano. In che misura ritiene che questo referendum costituisca uno strumento idoneo a incidere su tali criticità in termini sistemici, oltre gli interventi meramente contingenti?

“La separazione delle carriere è la ineludibile conseguenza di un precetto costituzionale, quello sancito nell’articolo 111 della nostra Carta, che esige un giudice non solo ’imparziale’ (che è una qualità morale e professionale del magistrato giudicante) ma anche ’terzo’ (connotazione, appunto ordinamentale, cioè strutturale). Questo ci darà un giudice più forte, meno condizionabile dalla parte processuale pubblica, cioè il Pubblico Ministero, e quindi più efficace nel selezionare le accuse davvero meritevoli di andare a giudizio. Insomma, maggiori garanzie per il diritto di difesa, e maggiore efficacia selettiva sulle indagini preliminari”.

La sua lunga esperienza professionale, inclusi casi emblematici come quello di Enzo Tortora, le ha consentito di osservare i limiti del sistema giudiziario. Quali nodi irrisolti di quella stagione ritiene siano ancora presenti e come le riforme sottoposte a referendum mirano a superarli?

“L’obiettivo di questa riforma non è mai stato -né potrebbe essere- quello di risolvere tutti i problemi della Giustizia nel nostro Paese; ma un giudice realmente terzo ed indipendente, estraneo alla carriera ed alle aspettative degli Uffici di Procura, garantirà certamente uno sfoltimento del numero dei rinvii a giudizio, incidendo in modo sensibile sulla durata dei processi, che è senz’altro la principale anomalia del nostro sistema giudiziario”.

Come concilia il sostegno al referendum con le preoccupazioni di chi teme un possibile indebolimento dell’autonomia e indipendenza della magistratura?

“Autonomia ed indipendenza della magistratura, requirente e giudicante, resta totalmente inalterata e insuperabilmente garantita in Costituzione. Semmai aumenta l’autonomia di entrambe le magistrature, grazie ai CSM finalmente separati, che restano -al pari della nuova Alta Corte di Giustizia disciplinare- a maggioranza togata per due terzi”.

Quali principi giuridici o presupposti di riforma ritiene siano determinanti per orientare positivamente il giudizio degli elettori ancora indecisi?

“I cittadini devono sapere che questa riforma garantisce due cose fondamentali: un giudice realmente terzo ed equidistante tra le parti processuali, e la fine del potere delle correnti sull’autogoverno della magistratura, grazie alla introduzione del sorteggio dei membri dei due CSM e dell’Alta Corte disciplinare. Due ragioni formidabili per votare Sì”.

Quali cambiamenti concreti introdurrebbe, nella prassi quotidiana dei tribunali, un esito favorevole del referendum?

“Credo di avere già risposto a questa domanda”.


Torna alle notizie in home