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Economia

Nel 2025 la fiammata dell’inflazione gela i consumi

Sale il reddito disponibile, scende (un po') la pressione fiscale ma il carovita divora tutto

di Giovanni Vasso -


Aumenta il reddito disponibile per gli italiani nel 2025 ma, nemmeno il tempo di respirare, e l’inflazione rosicchia lo spazio faticosamente conquistato. Tutto accade mentre il peso delle tasse, sulle famiglie italiane, scende. Ma, poiché siamo in Italia, si finisce a festeggiare una pressione fiscale che resta, comunque, su livelli scandinavi, al 40 per cento. Senza avere nemmeno la consolazione di servizi adeguati al prelievo.

Non solo inflazione, i dati 2025

Ieri l’Istat ha pubblicato, oltre al report mensile sull’andamento dell’inflazione, anche il rapporto sui conti trimestrali di amministrazioni pubbliche, famiglie e società. Da quest’ultimo è emerso che la pressione fiscale, nel periodo che copre il terzo trimestre dello scorso anno, ha perduto lo 0,8% attestandosi al 40%. Contestualmente è salito il reddito disponibile delle famiglie consumatrici nella misura del 2 per cento. Bene, ma non benissimo. Già, perché i consumi non sono saliti nella stessa proporzione restando ancorati a un ben più modesto +0,3%. Il che vuol dire che le famiglie, temendo la stangata, hanno preferito mettere da parte qualcosina. E difatti la propensione al risparmio, in questo periodo, è salita all’11,4%, in aumento dell’1,5%.

La fiammata del carovita

Hanno avuto ragione loro. Sì, perché a dicembre l’inflazione è salita di due decimi di punto rispetto a novembre. Il trend di rialzo dei prezzi al consumo, sull’anno, è stato pari all’1,2 per cento. In pratica, si è tornati ai livelli di ottobre. Vanificando il ribasso registratosi a novembre. Mediamente, l’inflazione nel 2025 è salita dell’1,5%. Ben mezzo punto percentuale in più rispetto al 2024 quando l’aumento era stato nell’ordine dell’1 per cento.  A far correre i prezzi e ad appesantire i listini sono stati gli aumenti dei beni energetici regolamentati, e cioè le bollette di luce e gas, e quelli degli alimentari non lavorati. I primi nel 2025 hanno subito rincari pari al 16,2% riprendendo la corsa che si era arrestata nel 2024 (-0,2%). I secondi, invece, hanno registrato aumenti ancora più decisi (+3,4%) rispetto a quelli che si erano messi a referto un anno fa (+2,3%).

La furia dei consumatori

La stangata dell’inflazione in coda al 2025 ha dato la stura al fuoco di fila dei consumatori. Il Codacons fa i conti. La (maggior) spesa media, con questi livelli di inflazione, è pari a 496 euro annui per la famiglia tipo. Somma che sale fino a 685 euro per un nucleo familiare con due figli. “Si conferma la stangata di Natale”, dicono i consumatori. Assoutenti ritiene che, solo per la spesa alimentare, le famiglie italiane abbiano scucito 241 euro in più per mangiare a Natale e Capodanno. Il presidente Gabriele Melluso denuncia una “escalation dei listini alimentari che prosegue senza sosta dal 2021 e sta portando le famiglie a tagliare sempre più i consumi e ridurre la qualità degli alimenti in tavola”.

“Pronti a sciopero del carrello”

E invoca l’intervento del governo. L’Adoc, invece, è ancora più bellicosa e minaccia lo sciopero del carrello. Anna Rea, presidente Adoc, tuona: “Se non arriveranno risposte coraggiose contro il carovita, la mobilitazione sarà inevitabile. Senza risposte concrete siamo pronti a promuovere forme di protesta collettiva, incluso lo sciopero del carrello”. La Gdo, però, non ci sta a prendersi tutte le colpe. E Federdistribuzione sottolinea l’impegno “delle imprese del retail moderno per contenere i prezzi al consumo e sostenere il potere d’acquisto delle famiglie, garantendo un’offerta di qualità e accessibile per tutti”. Secondo l’organizzazione, si tratta di “un impegno che prosegue con l’obiettivo di stimolare una ripresa dei consumi, che restano deboli anche per gli effetti del perdurare di un clima di forte incertezza, auspicando che anche le imprese della produzione e della trasformazione agiscano per sostenere la domanda interna laddove ci fossero spazi di intervento di riduzione dei prezzi di fornitura”.

Consumi flop, un avviso a Giorgetti

Già, ma i consumi restano al palo. Come certifica Confesercenti: “Quando gli aumenti si concentrano sulle spese essenziali e si allargano alle uscite ricorrenti, la conseguenza è una maggiore prudenza: si rinvia la spesa discrezionale e la domanda interna fatica a riprendere slancio”. E ancora: “In una fase in cui i consumi restano sotto i livelli necessari a una ripartenza robusta, questa dinamica può continuare a raffreddare la dinamica delle famiglie. Il rischio è che le previsioni del Def possano rivelarsi ottimistiche”. Giorgetti è avvisato.


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