Dossier e zone d’ombra: il nome di Cafiero de Raho nel cuore della relazione della commissione Antimafia
C’è un nome che attraversa tutta la proposta di relazione depositata in Commissione Antimafia, quello di Cafiero de Raho . Un nome che ritorna, tra le righe e nei passaggi più delicati, quando si ricostruiscono decisioni, silenzi e responsabilità di una stagione che oggi viene rimessa sotto la lente. È da qui che prende forma il nuovo capitolo del caso dossieraggio. La relazione, firmata dalla presidente Chiara Colosimo, è il punto di caduta di un lavoro enorme. 66 mila pagine di atti, soltanto dalla Procura di Roma, e mesi di audizioni a Palazzo San Macuto. Un materiale che ora pesa politicamente almeno quanto pesa nei faldoni. I commissari hanno quindici giorni per studiare il testo. Poi arriverà il confronto vero, quello che porterà la proposta in aula dove ci sarà un voto.
L’uomo degli accessi e il sistema che lo circondava
Nella ricostruzione risalta ancora una volta Pasquale Striano, luogotenente della Guardia di Finanza in servizio presso l’ufficio Segnalazioni di operazioni sospette della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo. È lui l’esecutore materiale di un’attività definita sistematica e illecita: prelievo di dati sensibili, accessi ripetuti, informazioni che viaggiano. Ma la relazione suggerisce altro. Suggerisce che il gesto del singolo non basta. Che l’uomo non può essere separato dalla macchina in cui operava. È qui che entra in scena Antonio Laudati, ex magistrato della Superprocura antimafia, oggi tra i venti indagati per i quali la Procura di Roma ha chiuso le indagini. Laudati sostiene di aver agito sotto un controllo pieno, costante, diretto. Un controllo che conduce al vertice di allora della Direzione Antimafia: Cafiero de Raho.
Le accuse alla Direzione Antimafia guidata da Cafiero de Raho
Nel testo si parla di un sistema informativo senza barriere reali. Un sistema che non subiva il potere, ma lo organizzava. Che non correggeva deviazioni, ma consentiva indirizzi, priorità, accelerazioni. È forse il passaggio più inquietante. La permeabilità dei controlli – scrive Colosimo – non viene descritta come una falla. Viene descritta come una risorsa. Uno strumento di governo dell’ufficio, capace di produrre effetti politici riconoscibili, orientati e ripetuti nel tempo. In quella stagione, con l’antimafia guidata da Cafiero de Raho, gli atti mostrerebbero una pressione investigativa che colpisce uno stesso perimetro politico. Quello del centrodestra.
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