L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Economia

Nord in allarme, Sud sorprende: il 2026 delle imprese divide l’Italia

L’indagine Cna sulle aspettative fotografa un Paese spaccato, con l’incertezza come vero protagonista

di Angelo Vitale -


Imprese della manifattura in affanno e regioni del Nord sotto pressione, il Sud trova nel turismo una spinta di fiducia. L’indagine Cna sulle aspettative 2026 fotografa un Paese spaccato, con l’incertezza come vero protagonista.

Export, dazi e tensioni geopolitiche pesano sulle aree più industrializzate. Nel Mezzogiorno, invece, servizi e viaggi alimentano un cauto ottimismo. Le micro e piccole imprese si preparano a un anno da “navigazione a vista”. Gli investimenti rischiano di rallentare proprio dove l’Italia è più forte sui mercati esteri.

Manifattura e Nord Italia: qui si concentrano i timori

Sono le imprese manifatturiere e i territori del Nord a esprimere le valutazioni più negative sul 2026. A pesare sono soprattutto le preoccupazioni sull’export, stretto tra dazi, conflitti internazionali e instabilità commerciale. L’incertezza raggiunge livelli molto elevati: 66% in Piemonte, 60% in Lombardia, mentre l’Emilia-Romagna e il Veneto si attestano poco sotto il 60%. Si tratta di regioni dove l’industria è radicata e fortemente connessa ai mercati esteri: proprio questa apertura oggi diventa un fattore di rischio.

L’incertezza domina lo scenario nazionale

Il dato che accomuna tutto il Paese è l’ampiezza dell’area dell’incertezza, che a livello nazionale tocca il 58%. Significa che più di un’impresa su due fatica a fare previsioni. Anche territori non tradizionalmente associati alla grande industria mostrano valori alti, come l’Abruzzo (63%). Il clima generale resta quindi sospeso, con il pessimismo che supera l’area degli ottimisti soprattutto al Centro-Nord.

Sud più fiducioso: il turismo fa da scudo

Nel Mezzogiorno la visione del 2026 appare meno cupa. Le imprese meridionali ritengono in larga parte di poter superare l’anno senza contraccolpi gravi, grazie al traino dei servizi legati al turismo. Il biennio 2022-2023 ha visto il Sud crescere più delle altre aree del Paese in termini di Pil, e questo dinamismo sembra aver lasciato in eredità una maggiore fiducia. In regioni come Sicilia, Puglia e Abruzzo la quota di imprese che prevede risultati positivi supera il 22%.

Le regioni più in difficoltà

Le maggiori difficoltà previsionali si registrano nelle aree più orientate all’export: Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia e Piemonte. In Liguria si concentra invece la percentuale più alta di giudizi negativi (quasi il 32%), seguita da Umbria, Toscana e Marche oltre il 28%. All’opposto, solo il 14,3% delle imprese abruzzesi teme un peggioramento, mentre in Puglia la quota resta sotto il 21%.

Ottimismo raro, investimenti a rischio

Le imprese che prevedono performance positive nel 2026 sono appena il 15,5% nella media nazionale. Piemonte, Liguria ed Emilia-Romagna restano sotto questa soglia. In un contesto simile, le micro e piccole imprese saranno costrette a muoversi con estrema prudenza. L’effetto più critico potrebbe riguardare gli investimenti, frenati dall’incertezza proprio nelle aziende più competitive sui mercati internazionali, già alle prese con la debolezza della domanda tedesca e le turbolenze del commercio globale.


Torna alle notizie in home