Il silenzio assordante dei documenti di Epstein: Trump si dichiara assolto
Il Ministero della Giustizia (Doj) ha rilasciato tre milioni di documenti di Epstein, 2mila video e 180 mila immagini dai quali non risultano prove di illeciti commessi dal Presidente Trump.
Per anni i democratici e i detrattori dell’inquilino della Casa Bianca hanno atteso questo momento credendo che all’interno dei reperti documentali ci fosse la prova fumante, l’accostamento al nome di Jeffrey Epstein di quello di Donald Trump.
Tale pubblicazione è uno dei più attesi e completi dump documentali della storia politica attuale. Centinaia di funzionari del Doj hanno passato mesi interi a setacciare e mail, messaggi, ogni tipo di comunicazione e documento che potesse contenere traccia di illeciti penali.
È il vice procuratore generale a dichiarare che sono stati sequestrati anni di corrispondenza di centinaia di persone attinenti la vita privata di Epstein. In nessuna di queste ci sono indicazioni sul fatto che Trump abbia compiuto crimini o avuto rapporti inappropriati.
Nelle email di Jeffrey Epstein ci sono insulti da parte dello stesso nei confronti del Tycoon che viene chiamato “Donald lo sciocco” o “Donald il demente”. Ma niente di più. Insomma il magnate americano non parlava bene di Trump, offendeva la sua intelligenza e metteva in dubbio addirittura il suo patrimonio. È la prova che Epstein lo detestava, non era certo un suo amico e potendo nelle sue comunicazioni private dire cose ben più gravi su di lui, non lo ha mai fatto. Ciò significa che non poteva accusarlo di nulla perché non c’era niente di cui accusarlo.
I documenti dimostrano inoltre che l’autore Michael Wolff incoraggiava Epstein ad attaccare pubblicamente Donald Trump, perché ciò poteva garantirgli una certa copertura politica.
Ma le polemiche non si placano.
Alcuni esponenti dei Democratici al Congresso, come Ro Khanna, sostengono che il Dipartimento di Giustizia non abbia ancora consegnato tutto il materiale richiesto dalla legge approvata a novembre.
Si stima che manchino ancora all’appello circa 3 milioni di pagine, molte delle quali potrebbero essere soggette a pesanti omissis per proteggere l’identità delle vittime o indagini ancora in corso.
Inoltre dai files viene confermato che Donald Trump volò sul jet privato di Epstein molte più volte di quanto precedentemente ammesso. Almeno otto negli anni 90’.
La maggior parte delle circa tremila menzioni di Trump nel dossier riguardano segnalazioni che l’FBI ha ufficialmente classificato come “infondate, false e sensazionalistiche”, inviate da detrattori poco prima delle elezioni del 2020.
Il Presidente americano ha dichiarato che la produzione documentale rilasciata lo assolve completamente. E che tutte le accuse contro di lui circolate fino a questo momento rappresentano la prova che la sinistra più radicale lo vuole colpire a livello politico.
Il caso Epstein è entrato anche nel programma dei Grammy Awards.
Il presidente Donald Trump ha detto infatti al conduttore Trevor Noah di aspettarsi una causa legale per la “falsa e diffamatoria dichiarazione” del comico, secondo cui il Presidente avrebbe visitato l’isola del finanziere caduto in disgrazia Jeffrey Epstein.
Gli atti comunque includono anche la corrispondenza tra Epstein e il miliardario Elon Musk, risalente a oltre un decennio fa e protrattasi per diversi anni, incentrata principalmente sul coordinamento di potenziali viaggi e incontri, comprese le visite programmate all’isola privata di Epstein nei Caraibi.
Si fa riferimento anche ad una voce di Google Calendar intitolata “ELON MUSK SULL’ISOLA IL 6 DICEMBRE” e un programma giornaliero di Epstein che, per il 6 dicembre, riportava: “Promemoria: Elon Musk sull’isola il 6 dicembre (è ancora previsto?)”
Il Doj ha chiarito subito che la presenza del nome di Musk nei documenti non implica alcun coinvolgimento in attività illegali.
Un problema emerso con il rilascio della documentazione sembra essere quello del mancato oscuramento dei nomi di molte delle vittime.
Il Dipartimento di Giustizia ha affermato che ha collaborato strettamente con le parti lese e i loro avvocati per garantire che la produzione dei loro atti includesse i necessari oscuramenti.
Ogni errore al riguardo sarà dunque prontamente corretto. Il Dipartimento ha istituito un apposito indirizzo email per segnalare eventuali problemi.
In conclusione, con la pubblicazione di questi ultimi reperti digitali, il caso Trump-Epstein subisce un drastico ridimensionamento. L’assenza di legami con Einstein e la mancanza di prove di reato, trasforma questa vicenda nell’arma più forte per il Tycoon. Sicuramente una vittoria politica con un’assoluzione da parte del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.
Torna alle notizie in home