A Taranto un rigassificatore da 100 metaniere all’anno
Interessi in Nigeria e Ciad dentro la società che punta all'impianto
Il progetto del rigassificatore di Taranto promette l’arrivo di 100 metaniere all’anno entro il 2028 e una capacità potenziale di 12 miliardi di metri cubi di gas liquefatto che potrebbe alimentare le necessità del nostro Paese.
A Taranto un rigassificatore da 100 metaniere all’anno
Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha appena avviato la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale per l’opera, con una scadenza per le osservazioni fissata al prossimo 3 aprile. La partita, quindi, ufficialmente aperta. Ma non è solo tecnica perché politica, industriale e sociale. E la narrazione va ben oltre il semplice “impianto energetico”.
Secondo i documenti depositati dalla società proponente, l’impianto sarà realizzato alla testa del Molo Polisettoriale senza opere in mare, utilizzando infrastrutture portuali già esistenti. La società Terminale di Rigassificazione Gnl Taranto, con sede legale a Milano, ha richiesto la VIA per un terminal da 12 miliardi di metri cubi annui di capacità. Secondo la stessa documentazione, circa 3,5 miliardi di questi, destinati alla decarbonizzazione dell’ex Ilva.
I tempi indicativi per la realizzazione, se autorizzata, di circa due anni a partire dall’approvazione finale della VIA.
Interessi in Nigeria e Ciad dentro la società che vuole realizzare l’impianto
La sorpresa, da Nigeria e Ciad nel possibile cappello societario. La compagine azionaria, piuttosto snella sulla carta: capitale sociale iniziale molto basso e proprietà straniera. La società, controllata al 95% da Denali Gas Trading SA con sede a Ginevra e al 5% da Belenergia Developpement Europe SA con sede in Lussemburgo.
Ma le indiscrezioni rimandano ad una testa “operativa” di Denali riconducibile a un gruppo di interessi che opera tra Nigeria e Ciad noto come Denali Investment & Energy Resources. Un’impresa con head office a Abuja in Nigeria e una filiale a N’Djamena in Ciad che dichiara competenze in oil & gas, energia, trading import-export e real estate.
La presenza di un gruppo con radici o sedi operative in Africa occidentale e centrale apre domande su strategie di investimento globale, accesso a mercati energetici africani, e su come operino attori non tradizionali nel settore del Gnl europeo.
Le reazioni
Sul tema, si sono mossi gli enti locali. Il Comune di Taranto sottolinea la necessità di massima trasparenza nei documenti ambientali e tecnici, definendo cruciale il coinvolgimento della comunità e delle rappresentanze istituzionali nelle osservazioni al Mase. I consiglieri di opposizione hanno annunciato che presenteranno osservazioni formali nella procedura VIA, puntando sui rischi per l’ambiente e la salute pubblica.
La Regione Puglia aveva invece ricordato che ogni progetto strategico deve integrarsi con i piani di sviluppo sostenibile del territorio, con focus su bonifiche, occupazione e sostenibilità ambientale. In Regione si rammenta pure che Taranto è inserita in programmi europei di transizione energetica e giusta transizione, che affiancano progetti industriali a politiche di decarbonizzazione e rigenerazione economica.
Sul territorio, diversificate e tutte negative le reazioni. Nell’ottobre scorso il fondatore del gruppo di monitoraggio ambientale VeraLeaks Luciano Manna riscontrava la “documentazione ufficiale non consultabile sul portale ambientale del ministero, in contrasto con il Testo Unico Ambientale e le direttive europee sull’accesso alle informazioni”.
Il Comitato Taranto Energia e Ambiente, in una lettera aperta, chiedeva “chiarezza sulle garanzie di sicurezza, sui piani di emergenza e sui reali impatti a lungo termine su salute e territori”.
Cosa ne dice il governo
Dal governo, la chiarezza del ministro delle Imprese Adolfo Urso. All’ex Ilva “serve il rigassificatore”. E se Taranto dirà no, la nave potrà essere spostata a Gioia Tauro.
La discussione pubblica riguardo all’iniziativa ipotizzata a Taranto, quindi, in un quadro più ampio sulla strategia energetica italiana e europea, senza che alcuna scelta sia stata ancora ratificata.
Allo stato, questa vicenda può cambiare tutto (o nulla). Se approvato, l’impianto di rigassificazione segnerebbe un salto significativo nella capacità italiana di gestire il Gnl. Ma il progetto è ancora in VIA, con forti interrogativi sulla governance che la reggerà, sugli investitori finali e sugli impatti reali.
Una storia tutta da scrivere
In una città che ha già vissuto lunghe stagioni di industrializzazione e conflitti sociali e sanitari, finora un progetto percepito come possibile opportunità economica e, insieme, come potenziale rischio ambientale.
Per ora, una storia in divenire. Decisive, le prossime settimane di consultazione pubblica, osservazioni tecniche, pareri istituzionali e mobilitazione territoriale saranno decisive.
Il rigassificatore di Taranto rappresenta un nodo di politica industriale, energia e sviluppo territoriale. Oggi è in VIA, non ancora autorizzato. Domani potrebbe diventare un simbolo di trasformazione o il punto di partenza di un nuovo conflitto tra interessi globali e comunità locali.
La partita è appena iniziata. Il suo futuro, tutto da scrivere.
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