Il potere d’acquisto delle famiglie italiane sale più di tutti in Ue
I numeri Eurostat fanno esultare la premier Meloni: "Smentite molte narrazioni"
Fermi tutti: il potere d’acquisto delle famiglie cresce, in Italia, più che altrove in Europa. E, sebbene l’abbia ripetuto la premier Giorgia Meloni, l’ha sancito Eurostat. E lei, chiaramente, ha incassato l’incoronazione giunta dall’istituto di statistica europeo. “Dopo l’Istat, anche l’Eurostat certifica una serie di dati positivi sul potere d’acquisto degli italiani”, ha scritto ieri pomeriggio Meloni sui social. “Nel terzo trimestre del 2025, il potere d’acquisto pro capite è cresciuto dell’1,7%, circa il triplo del risultato di Spagna e Germania, mentre in Francia è addirittura diminuito”, ha aggiunto la premier.
Potere d’acquisto delle famiglie, i numeri Eurostat
E, difatti, secondo i dati contenuti nel report Eurostat, che si riferisce al terzo trimestre dell’anno passato, a fronte dell’1,7% di potere d’acquisto in più per le famiglie italiane, s’è registrato il più modesto avanzamento per le famiglie tedesche (che si rafforzano di solo mezzo punto) e spagnole (+0,6%). Mentre per i francesi le cose vanno alquanto maluccio dal momento che si è evidenziata addirittura una retromarcia con le famiglie che perdono lo 0,3% del loro potere d’acquisto. A reggere il passo dell’Italia, finora, sono solo l’Ungheria (dove s’è registrata una risalita dell’1,6%), l’Irlanda (+1,4 per cento) e il Portogallo (dove il potere d’acquisto è aumentato dell’1,3 per cento.
Una rincorsa che parte da lontano
Giorgia Meloni ha anche altro per cui esultare. E lo mette nero su bianco nel messaggio condiviso sui social: “Nel periodo compreso tra il quarto trimestre 2024 e il terzo trimestre 2025, la crescita è stata del 3,5%, a fronte dello 0,9% della Spagna, dello 0,3% della Germania e del -0,4% della Francia. Si tratta degli aumenti più elevati tra i Paesi dell’Unione Europea”. Insomma, le cose non sembrano andare poi così male. E Meloni lo rivendica come un successo del suo governo: “Dall’insediamento del Governo al terzo trimestre 2025, il potere d’acquisto per abitante ha fatto registrare un +7,5%, più che compensando l’alta inflazione del biennio 2022/2023. Rispetto al periodo pre-Covid, la crescita è stata del 7,7%”.
Nessuno meglio dell’Italia
Nessuno ha fatto meglio dell’Italia. Se il potere d’acquisto delle famiglie italiane è cresciuto dal 2022/23 del 7,7 percento, tutti gli altri, in Europa, seguono. C’è chi, come la Danimarca, tiene sostanzialmente il passo centrando rialzi del 6,2 per cento. E chi, come la Germania, cresce ma non troppo: +2,8%. In mezzo tutti gli altri. Dalla Francia dove il potere d’acquisto è salito del 5,9% fino ai Paesi Bassi e alla Spagna (entrambe a +5,8%), il Belgio (+5 per cento) e l’Austria (3,1 per cento). Fanalino di coda, in questa graduatoria (almeno per ciò che riguarda i Paesi di dimensioni economiche più rilevanti dell’area europea) è la Svezia dove le famiglie si sono (realmente) arricchite solo del 2,3 per cento.
Una narrazione da cambiare?
La conclusione a cui perviene Meloni è che c’è tanto da fare. Innanzitutto per confermare i dati e l’andamento dell’economia. E poi c’è, moltissimo, da fare sulla rappresentazione della realtà. “Sono dati che ci rendono orgogliosi, che smentiscono molte narrazioni e che ci spingono a proseguire su questa strada, con la consapevolezza che c’è ancora molto da fare”, ha concluso la presidente del Consiglio dei ministri. Eppure i numeri sciorinati da Eurostat non rappresentano certo una novità. Almeno per quanto riguarda il potere d’acquisto delle famiglie italiane, come ha sottolineato la stessa Meloni.
Cosa aveva detto l’Istat
A gennaio scorso, e con riferimento allo stesso periodo temporale preso in esame dagli analisti europei, per l’Istat il reddito disponibile lordo delle famiglie consumatrici risultava in aumento del due per cento rispetto ai tre mesi precedenti. Risultato interessante ma che andrebbe considerato, ancora meglio, al netto del deflatore implicito dei consumi. Che “toglie” due decimi all’aumento, svelando così un aumento netto del potere d’acquisto stimato in circa l’1,8%. I numeri, con un decimale in più per l’Istat e in meno per Eurostat, sostanzialmente fotografano la stessa realtà. La narrazione, però, è ciò che va cambiato per Meloni. Perché le famiglie, strattonate dal carovita innescato dalla crisi energetica succeduta allo scoppio della guerra in Ucraina, hanno ripreso a risparmiare.
Ma le famiglie tremano ancora
Nello stesso report Istat, difatti, veniva sottolineata la rinnovata propensione al risparmio, in aumento dell’1,5% rispetto al trimestre precedente. La crescita di questo indicatore, per gli analisti di via Cesare Balbi, rifletteva una dinamica della spesa delle famiglie per consumi finali molto più debole rispetto a quella del reddito disponibile lordo (+0,3% e +2%, rispettivamente). Insomma, gli italiani devono tornare a guardare con più fiducia al futuro. Ma farlo risulta difficile in un mondo in cui basta un niente per scatenare il panico.
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