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Giustizia

Giustizia equilibrata, cittadini tutelati: Librandi spiega il Sì alla riforma Nordio

di Anna Tortora -


Gianfranco Librandi, coordinatore dei comitati di Forza Italia per il Sì in Campania, imprenditore e già parlamentare, spiega come la riforma Nordio ridisegna il processo penale, rafforza la presunzione di innocenza e restituisce centralità al giudice, garantendo equità e tutela concreta ai cittadini.

On. Librandi, quali implicazioni istituzionali e procedurali della riforma Nordio giustificano il sostegno al Sì?

Il punto centrale della riforma è il riequilibrio del sistema. Negli anni il processo penale ha progressivamente perso la sua funzione originaria, che è quella di accertare una responsabilità alla fine di un percorso, non di produrre effetti immediati sulla vita delle persone. Oggi l’indagine, l’iscrizione nel registro e la fase istruttoria hanno spesso più impatto della sentenza. La riforma riafferma la distinzione tra chi accusa, chi difende e chi giudica, restituendo centralità al giudice e riducendo sovrapposizioni che hanno squilibrato il sistema. Non nasce contro la magistratura, ma contro un’idea di giustizia invasiva e incapace di darsi limiti: il processo deve restare strumento di accertamento, non pena anticipata. Il Sì nasce da questa visione liberale dello Stato di diritto.

Quali benefici concreti comporta?

I benefici sono concreti e misurabili perché riguardano la vita reale delle persone coinvolte nei procedimenti. La riforma riduce l’uso improprio della giustizia come strumento mediatico e di pressione sociale. Interviene sulla pubblicazione degli atti e sulla diffusione di intercettazioni irrilevanti, evitando danni irreversibili a persone e imprese. Non indebolisce il contrasto ai reati, ma introduce proporzione: la giustizia colpisce chi è colpevole, non logora tutti lungo il percorso. Il beneficio più importante è tutelare reputazioni, carriere, aziende e famiglie, anche quando l’assoluzione arriva tardi.

In che modo la riforma rafforza il rapporto tra cittadini e sistema giudiziario?

Interviene sulla fiducia, oggi il vero punto critico. I cittadini non mettono in discussione la necessità di indagare e punire i reati, ma vivono con crescente diffidenza l’esperienza concreta della giustizia, fatta di tempi lunghi, incertezza e esposizione permanente. Quando l’indagine appare condanna anticipata, il rapporto con lo Stato si deteriora. La riforma ricostruisce un patto di lealtà: si risponde davanti a un giudice, non all’opinione pubblica; si viene giudicati alla fine di un processo, non all’inizio. La presunzione di innocenza torna sostanziale, accompagnando il cittadino in ogni fase. Così la giustizia viene percepita come equa e prevedibile, non arbitraria o invasiva.

Come la riforma tutela la privacy dei terzi senza limitare il diritto di cronaca?

Le intercettazioni restano uno strumento essenziale per l’accertamento dei reati, ma la loro diffusione indiscriminata ha trasformato spesso l’indagine in spettacolo pubblico. Conversazioni private e persone estranee ai fatti finiscono esposte senza alcuna utilità giudiziaria, con conseguenze durature. La riforma separa ciò che ha rilevanza penale da ciò che non ce l’ha: i fatti rilevanti restano pienamente raccontabili, il superfluo, che produce solo danni, viene fermato. Così si tutela la dignità delle persone estranee ai procedimenti senza limitare il diritto di cronaca.

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