“Stavo solo scherzando”: così l’amore dei giovanissimi italiani è diventato violenza
Un adolescente su quattro ha subito violenza fisica dal partner. Uno su tre è stato geolocalizzato. Il 28% ha visto diffondere sue immagini intime senza consenso. Il 29% è stato costretto ad atti sessuali indesiderati. I numeri del rapporto Save the Children presentato alla vigilia di San Valentino 2026
Il rapporto svela la violenza nascosta nelle relazioni tra i giovanissimi italiani
Un adolescente su quattro è stato spaventato almeno una volta con atteggiamenti violenti dalla persona con cui ha o ha avuto una relazione. A più di uno su tre, il 36%, il partner si è rivolto con linguaggio violento. Non stiamo parlando di casi isolati o di storie eccezionali. Stiamo parlando di una normalità distorta, radicata nelle camerette, nei corridoi delle scuole, nelle chat di WhatsApp.
Il rapporto si intitola “Stavo solo scherzando”; un titolo che dice già tutto. È stato realizzato da Save the Children in collaborazione con Ipsos Doxa e fotografa le relazioni sentimentali degli adolescenti italiani tra i 14 e i 19 anni.
Schiaffi, geolocalizzazione e foto rubate
Uno su quattro ha subito violenza fisica – schiaffi, pugni, spinte o lancio di oggetti – da parte del partner. Uno su tre è stato geolocalizzato. Il 28% ha ricevuto pressioni per inviare foto o video intimi. Il 29% si è sentito costretto almeno una volta a compiere atti sessuali indesiderati, e il 36% ha subito insulti o prese in giro per il suo genere o il suo orientamento sessuale.
Le ragazze pagano di più le conseguenze
Il rapporto è decisamente chiaro su un punto: la violenza non colpisce tutti allo stesso modo. Il 66% delle ragazze ha subito catcalling in strada o in luoghi pubblici, il 70% dice di sentirsi in pericolo quando è per strada, e quasi una su due evita i mezzi pubblici la sera da sola. Metà di queste ha ricevuto commenti o avances sessuali indesiderate. Sono le ragazze a portare il peso maggiore, in termini di rischi concreti, di rinunce quotidiane e di ansia.
Vittime e carnefici spesso coincidono
Uno degli aspetti più inquietanti del rapporto è la sovrapposizione tra chi subisce e chi agisce. Il 28% degli adolescenti ha usato linguaggio violento (32% i ragazzi, 24% le ragazze), il 28% ha fatto leva sui sensi di colpa per ottenere qualcosa, il 21% ha fatto pressioni per ottenere foto o video intimi, il 18% ha spaventato il partner con atteggiamenti violenti. Non c’è una netta separazione tra buoni e cattivi: molti tra i ragazzi e le ragazze si trovano contemporaneamente nei panni di chi subisce e di chi infligge. È la riproduzione di modelli appresi, spesso purtroppo in casa.
La famiglia come specchio
Le percentuali di chi subisce o mette in atto ricatti emotivi, atteggiamenti violenti o di controllo sono sistematicamente più alte tra chi vive in un clima familiare teso, violento o conflittuale. Tra questi ultimi, il 39% usa linguaggio violento e il 30% ha avuto atteggiamenti violenti verso il partner, contro il 28% e il 18% del campione generale. Il cerchio si chiude: la violenza che si vede in casa diventa il modello di riferimento per le relazioni future.
Più consapevoli, ma non abbastanza
Rispetto al rapporto del 2024, gli adolescenti sembrano oggi più consapevoli: chi ritiene la gelosia un segno d’amore è sceso dal 30% al 23%, e chi considera la condivisione della password un gesto romantico è passato dal 21% al 12%. La cultura sta cambiando, almeno in parte. Ma la consapevolezza, da sola, non basta. La percentuale di chi dichiara di essere stato spaventato con atteggiamenti violenti è aumentata dal 19% del 2023 al 25% attuale, così come è cresciuta quella di chi ha subito linguaggio violento, dal 31% al 36%. Sapere che qualcosa è sbagliato non significa riuscire a smettere di farlo, o di subirlo.
La campagna: educazione affettiva a scuola
Save the Children lancia la campagna #Facciamoloinclasse, chiedendo l’istituzione di percorsi obbligatori di educazione all’affettività e alla sessualità nelle scuole fin dall’infanzia, oltre a un maggiore impegno per l’uso consapevole del digitale. La richiesta non è nuova, ma i numeri di quest’anno le danno una forza diversa. In Italia, l’educazione sessuale e affettiva a scuola resta ancora facoltativa e affidata alla sensibilità dei singoli istituti. Un vuoto che i dati certificano, anno dopo anno, con conseguenze reali sulla pelle dei ragazzi.
Quello che il rapporto racconta, in fondo, non è solo un problema di giovani violenti o di giovani vittime. È uno specchio di una società che ha ancora molta strada da fare nel riconoscere – e insegnare – cosa significa rispettare chi si ama.
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