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Cronaca

A Torino il confine tra protesta pro Pal e violenza eversiva

Diciotto misure cautelari per gli attivisti dell'area antagonista

di Dave Hill Cirio -

La scena dell'irruzione a La Stampa


A Torino, eseguite 18 misure cautelari nei confronti di militanti dell’area antagonista, molti dei quali considerati parte di collettivi vicini al centro sociale Askatasuna e al movimento Pro Pal, ritenuti imputabili di violenza eversiva.

Torino, operazione contro la violenza eversiva degli scorsi mesi

La Procura di Torino, coordinata dal pubblico ministero Giovanni Bombardieri, aveva chiesto la custodia cautelare per tutti gli indagati. Ciò, ritenendo che la gravità delle condotte violente perpetrate negli scorsi mesi faccia temere una concreta possibilità di recidiva.

Delle 18 misure disposte dal Gip del Tribunale del capoluogo piemontese, cinque sono arresti domiciliari per soggetti considerati più direttamente coinvolti nelle azioni di violenza. Dodici prevedono l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. Una persona è stata colpita dal divieto di dimora nel Comune di Torino. I reati contestati includono danneggiamento, violenza privata aggravata, resistenza aggravata e lesioni a pubblico ufficiale.

I fatti

Numerosi, gli episodi contestati tra settembre e novembre scorsi, in occasione di numerose mobilitazioni a sostegno della causa palestinese e della Global Sumud Flotilla. Il 24 settembre, 700 manifestanti, dopo essersi radunati in piazza Castello, forzarono l’accesso alla stazione ferroviaria di Torino Porta Susa, occupando i binari e bloccando la circolazione dei treni.

Il 2 ottobre, una trentina di attivisti raggiunsero in bicicletta l’area dell’Aeroporto di Torino-Caselle, tagliarono la recinzione di sicurezza e raggiunsero la pista, bloccando i voli in partenza e in arrivo. Nelle stesse giornate, disordini all’Ogr Torino con danni e feriti tra gli agenti di polizia.

Una delle manifestazioni più simboliche, il 14 novembre, con il No Meloni Day: diversi manifestanti provocarono scontri violenti con le forze dell’ordine. Il 28 novembre, un gruppo fece irruzione nella sede del quotidiano La Stampa, danneggiando porte e telecamere esterne, mentre qualcuno intonava slogan contro i giornalisti, definendoli “terroristi”.

Il profilo degli accusati

L’operazione di ieri, punto di arrivo di un’inchiesta che la Procura di Torino e la Digos seguono da mesi con indagini, perquisizioni e verifiche incrociate. Nelle ultime settimane, numerose perquisizioni, comprese quelle di tipo informatico. Gli attivisti sottoposti a provvedimenti hanno età e profili diversi, con una notevole presenza di giovani e di militanti già volti noti nelle dinamiche antagoniste cittadine. In particolare al centro sociale Askatasuna, sgomberato il 18 dicembre scorso.

L’indagine ha messo in rilievo una modalità diffusa di blocchi stradali e ferroviari, irruzioni in luoghi simbolici e scontri con le forze dell’ordine, in un contesto in cui le proteste di piazza, pure spesso collegate a motivazioni di solidarietà internazionale, sono descritte dagli inquirenti come uno strumento di pressione più volte sfociato nella violenza e nel danneggiamento di beni pubblici e privati.

E’ la zona di confine tra la legittima protesta e la violenza eversiva. In essa, per la prima volta individuate in modo organico, dinamiche che la magistratura torinese ha interpretato come pericolose per l’ordine pubblico.


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