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Economia

Dazi loro, Trump pensa alla mandrakata

"Restano quelli che sono ma su altre basi giuridiche", e Tajani tenta di rassicurare le imprese italiane

di Giovanni Vasso -


Dazi loro. Tutti contro Trump, Donald contro tutti. Con il ruggito di una belva ferita, il presidente minaccia mentre il mondo rimane ad aspettare che qualcosa si muova. Che si diradi una nebbia che, dopo la pronuncia della Corte Suprema sui dazi, è tornata a separare l’America dal resto del globo. Trump getta veleno sui giudici (tranne the Big Three, i tre giudici conservatori che hanno votato a sostegno dei dazi) e fa sprofondare le economie nella più assoluta incertezza. “Qualsiasi Paese che voglia giocare con la ridicola decisione della corte suprema (volutamente in lettere minuscole, ndr), soprattutto quelli che hanno fregato gli Stati Uniti per anni, persino per decenni, sarà colpito da dazi molto più elevati – e anche peggiori – rispetto a quelli appena concordati”, ha tuonato su Truth. Tra gli “scrocconi” ci siamo, naturalmente, anche noi in quanto europei.

Dazi loro, preoccupazioni nostre

L’Ue, per non saper né leggere né scrivere, ha fatto l’unica cosa che andava fatta: il voto sugli accordi tariffari con gli Usa sono stati posticipati da qui al 4 marzo. Non poteva andare diversamente, pure se Trump avrebbe gradito (e molto) che gli europei da bravi soldatini magari approvassero qualcosa che, nemmeno in America, ha più alcun valore giuridico e legale. E se il commissario Ue al Commercio Maros Sefcovic assicura di essere in contatto costante con gli Stati Uniti, il vicepremier Antonio Tajani riporta la questione nei termini più reali. “Non si tratta di fare polemiche, qui si tratta di tutelare un sistema imprenditoriale. Quasi il 40% del Pil italiano dipende dall’export. Non possiamo stare a giocare chi è affidabile e chi non è affidabile. Noi dobbiamo tutelare le nostre imprese. Abbiamo fatto un accordo, vogliamo che sia rispettato”.

Urso e Tajani

Anche perché, come ha ribadito in un’intervista a Radio 1 il ministro all’Industria Adolfo Urso: “La decisione della Corte Suprema americana, di fatto, ci ha svantaggiati rispetto alla Cina al Brasile e ad altri partner nostri competitor nel mercato americano per i quali l’amministrazione Trump aveva determinato dei dazi ben lunga maggiori rispetto al 15% che era stato concordato con la Commissione europea”. Tanto lavoro per nulla. Tajani, in collegamento video con le aziende italiane dopo il summit a Bruxelles con Sefcovic e il rappresentante Usa al Commercio Jamieson Greer, ha ribadito che “il messaggio è continuare a lavorare negli Stati Uniti, continuare a progettare, continuare ad investire con il sostegno di Ice, Simest e Sace, perché in questo momento l’unica cosa da non fare è quella di spaventarsi”.

I dem Usa puntano ai rimborsi

Più che nostri, infatti, i dazi sembrano affare loro. Degli americani. E mentre le Borse mondiali non sanno se gasarsi (come Milano che, però, paga i dati rutilanti del bilancio Enel) o se deprimersi (come Wall Street che, però, qualcosa è riuscita a recuperarla fin da subito arginando le perdite), e mentre l’opposizione (italiana) si produce in ciò che sa far meglio (ovvero chiede a Meloni di riferire in aula), quella statunitense sembra in procinto di rianimarsi. I democratici (quelli americani) hanno presentato un disegno di legge per restituire, fin da subito, 175 miliardi di dollari. Si tratta di un disegno di legge che i senatori Ron Wyden, Ed Markey e Jeanne Shaheen hanno intenzione di proporre al parlamento americano. Rimborsi che dovranno essere velocissimi: soldi da restituire, con priorità alle piccole imprese e rivalutati con gli interessi, entro 180 giorni. Pari a sei mesi.

La mandrakata di Jamieson Greer

Donald Trump, da quell’orecchio, non ci sente. Sa benissimo che si tratta di un’iniziativa in grado di spostare gli equilibri in vista delle elezioni di mid-term che si terranno a novembre. Coi dem che danno mostra di essere vicini ai consumatori (e contrari ai dazi accusati di aver fatto lievitare i prezzi in America) e che, così, provano a rianimarsi nelle preferenze degli elettori. La Casa Bianca, però, ha (ben) altre mire. Trump contro tutti, tutti contro Trump. A quanto trapela dal G7 del Commercio, i dazi “cassati” dalla Corte Suprema torneranno ancorati a nuove basi giuridiche. “Il nostro scopo – ha detto Greer, secondo il racconto delle fonti – è agire rapidamente per evitare nuove incertezze. Ma vogliamo anche evitare l’idea che possano esserci rimborsi per aziende esportatrici straniere”. Nemmeno un dollaro da restituire, neanche una tariffa da rimodulare. Una vittoria netta. Riuscirci sarà un affare non da poco. Dazi loro.


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