Parla Massimiliano Romeo: “I governatori in campo? È tempo dei fuoriclasse. E alla propaganda di Vannacci rispondiamo coi fatti”
“Quando devi giocare una partita importante, in campo devi schierare i fuoriclasse. E un allenatore sa che il fuoriclasse lo devi lasciare libero di giocare in campo”. Con questa metafora calcistica – molto esplicativa – il capogruppo della Lega a Palazzo Madama commenta la possibilità che oggi, nel corso del Consiglio federale convocato per le 11 a Montecitorio, possa concretizzarsi un incarico “operativo” per Luca Zaia.
“Penso che il Federale di oggi possa essere l’inizio di un percorso, con la volontà di procedere con cambiamenti che sono assolutamente necessari, perché così non va. Ben venga, in quest’ottica, la discesa in campo di Zaia ma anche di governatori molto stimati come Massimiliano Fedriga e Attilio Fontana, proprio per cercare di ridare un po’ di peso territoriale al movimento. Va bene andare avanti con una Lega nazionale ma occorre dare anche nuova linfa alla nostra forte identità, che è legata ai territori. E questo, inevitabilmente, dovrebbe contemplare anche un’organizzazione interna che vada in questa direzione, con il rilancio del tema del Nord. Tema che peraltro non ho mai ‘abbandonato’ e che ribadisco da due anni: non dimentichiamoci che la Lega nasce al Nord e si è sempre caratterizza per la sua difesa delle istanze del territorio”.
A proposito di radici territoriali, è plausibile l’ipotesi di un nuovo assetto del partito sul modello tedesco della Cdu/Csu?
“Guardi, come le dicevo, proprio il 15 dicembre del 2024 sono stato il primo a ricordare che il modello tedesco mette insieme una forza nazionale, con istanze e temi nazionali, federata con una forza più autonomista, libera anche di decidere in autonomia determinate politiche legate al territorio. Questa è una strada e, in ogni caso, alle politiche del 2018 quando la Lega ottenne un grandissimo risultato, l’organizzazione interna prevedeva la Lega Nord e Noi con Salvini in chiave nazionale: ogni tanto guardare indietro per fare qualche passo in avanti potrebbe rivelarsi un’idea interessante…”.
Altra idea per rilanciare il partito è il ritiro del 4 e 5 luglio a Treviso. Che messaggio volete dare alla vostra base?
“Questi ritiri sono stati fatti anche in passato, ai tempi della presidenza Maroni con Salvini stesso che fu uno degli ideatori. Ne abbiamo fatto uno anche lo scorso anno, in Lombardia, per lanciare delle proposte. Sono occasioni che servono a produrre ‘sostanza’ e a certificare che qualcosa sta cambiando: mai come quest’anno è necessario che gli elettori sappiano che la Lega sta ripartendo con idee chiare e concrete”.
Ecco, me ne dica qualcuna…
“Autonomia e federalismo, su questo non c’è alcun dubbio. E poi il tema – prioritario – dei salari equiparati al costo della vita, su questo ho anche presentato una proposta di legge in Senato. E ancora: pensioni – dobbiamo trovare delle forme di flessibilità – e fisco. La semplificazione fiscale è un argomento sempre attuale e vorrei ricordare che la flat tax ha coinvolto quasi tre milioni di partite Iva: magari dovremmo essere un po’ più bravi a ricordarlo, facciamo le cose e poi tante volte gli altri si prendono i meriti. Dovremmo essere in grado di tirar fuori e sguainare un po’ lo spadone…”.
In questo momento chi sta sguainando la spada, anche sui temi “identitari” e storici della Lega come sicurezza e immigrazione, è un generale che si chiama Roberto Vannacci…
“Al di là delle chiacchiere sul tema dell’immigrazione chi ha portato a casa i risultati è stata la Lega, e non da oggi. I dati del Viminale parlano chiaro: gli anni in cui ci sono stati meno sbarchi e meno morti in mare sono stati quelli con Roberto Maroni e Matteo Salvini ministri. I decreti sicurezza li abbiamo fatti noi, i rimpatri sono aumentati e se oggi vengono arrestati anche i minorenni che commettono atti criminali – compresi i cosiddetti “maranza” – è soprattutto grazie alla Lega. Alla propaganda, visto che siamo una forza di governo, dobbiamo rispondere in un solo modo: con i risultati”.
Però, come sa esiste anche un “percepito” e i sondaggi attribuiscono a Futuro Nazionale percentuali che iniziano a essere significative. Vannacci non va sottovalutato: un alleato potenziale o un concorrente diretto?
“Noi non lo sottovalutiamo e portiamo sempre rispetto per i movimenti politici che riscuotono più o meno consenso. Noi non dobbiamo guardare Vannacci, dobbiamo guardare noi stessi. Per farle un esempio che riguarda la ‘percezione’: la Lega da mesi denuncia che servono più militari sulle strade. Dobbiamo batterci affinché la premier Meloni e il ministro Crosetto capiscano che l’operazione ‘strade sicure’ – varata ai tempi del governo Berlusconi con La Russa ministro della Difesa – fu accolta dai cittadini con grande favore. Vedere i militari in zone particolarmente sensibili, penso alle stazioni, dava un senso di maggiore sicurezza ed era un’operazione di deterrenza fantastica. Oltre la percezione fu un risultato concreto di chi governa. E che deve fare chi governa”.
Meloni ha ottenuto da Bruxelles margini di flessibilità già previsti per la Difesa anche per la sicurezza energetica e il sostegno contro il caro bollette. Un risultato sufficiente o il Patto di Stabilità va comunque rivisto?
“La Lega ha sempre sostenuto che fosse abbastanza assurdo il fatto che si potesse derogare al Patto di Stabilità sulle spese per le armi e non per aiutare le famiglie e le imprese di fronte a una crisi energetica di questa portata. Senza sminuire il fatto che Meloni abbia fatto il suo lavoro e sollecitato Bruxelles, il ruolo del ministro leghista dell’Economia Giancarlo Giorgetti è stato fondamentale. Diamo a Cesare quel che è di Cesare. Giorgetti è riuscito ad ottenere la possibilità di spendere 13-14 miliardi in favore delle imprese in un momento di difficoltà energetica e di avere quella flessibilità che ci consente di sostenere un sistema produttivo che altrimenti rischiava di collassare. Con i cinesi pronti ad acquistare le nostre aziende”.
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