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Politica

Bivio Lega: modello Baviera con Zaia, l’assedio di Vannacci

Un passaggio cruciale: poi verrà il raduno di Treviso del 4-5 luglio

di Angelo Vitale -


Il Consiglio Federale della Lega, bivio e spartiacque decisivo per la sopravvivenza politica del “modello Salvini”.

Il bivio Bellerio

Formalmente, l’analisi di “numeri, vittorie e sconfitte” per “sistemare quello che va sistemato”, ma la sostanza tocca le fondamenta stesse del movimento. Matteo Salvini definisce “fantasie” le indiscrezioni su un imminente riassetto radicale ma si trova a gestire una tenaglia politica senza precedenti.

Da una parte le rivendicazioni strutturali dei governatori del Nord, dall’altra la scissione di fatto operata da Roberto Vannacci.

La figura di Luca Zaia è passata da essere una risorsa elettorale a una variabile sistemica per il partito. Il “Doge” veneto, con Massimiliano Fedriga e Attilio Fontana, fa capire di non essere interessato a una nomina formale come vicesegretario che funga da mera “presenza rassicurante”.

La richiesta dei governatori, molto più ambiziosa: una riforma dello statuto che trasformi la Lega secondo il modello tedesco della CDU-CSU. Un progetto con la divisione in due soggetti distinti ma federati: una Lega territoriale radicata nel Nord, una Lega nazionale a trazione salviniana.

Zaia valore aggiunto

Qui, Zaia potrebbe valere un incremento del 2% nei consensi nazionali, grazie a un indice di fiducia personale che sfiora il 40% e che attrae flussi elettorali esterni alla Lega. Tuttavia, non solo percentuali. Urge un ritorno al pragmatismo e al federalismo, in netta contrapposizione alla linea ideologica e centralista degli ultimi anni.

Parallelamente, al bivio Lega il “modello Salvini” deve fare i conti con l’epilogo ogni giorno più straniante della parabola di Roberto Vannacci.

L’assedio di Vannacci alla Lega

Nato come un esperimento per intercettare il voto più radicale e identitario. Secondo Zaia, un “errore imbarazzante”. Ora, con Futuro Nazionale il Generale ha avviato un drenaggio attivo di iscritti e parlamentari ai danni del Carroccio. I dati, impietosi: lo scarto con la Lega dimezzato in soli quattro mesi, passando da 5 punti a 2,5.

La competizione è diretta e i due elettorati funzionano come “vasi comunicanti”: ogni punto guadagnato da Vannacci sembra essere sottratto direttamente alla base salviniana.

La fragilità del Modello Salvini

In questo scenario, il Capitano si trova in una posizione di estrema fragilità. La sua strategia di “tenere tutto insieme” sembra aver raggiunto il limite della sostenibilità. Cedere alle richieste di Zaia significherebbe un commissariamento di fatto della sua leadership nel Nord.

Respingerle rischierebbe di innescare una scissione che lascerebbe la Lega nazionale isolata e priva del suo motore economico e territoriale. Il dibattito interno – il bivio Lega – non è più solo una questione di poltrone, ma uno scontro tra due visioni inconciliabili: la “Lega di governo”, pragmatica e federalista di Zaia, la “Lega di lotta”, sovranista e nazionale di Salvini.

La resa dei conti: atto primo

Il Consiglio Federale, solo il primo atto di questa resa dei conti, che troverà un passaggio cruciale nel raduno di Treviso del 4-5 luglio. In quell’occasione, la base si aspetta di capire se la Lega tornerà alle proprie origini settentrionali o se proseguirà in una mutazione che, per ora, i numeri dei sondaggi e la crescita della concorrenza a destra sembrano penalizzare. L’obiettivo dichiarato da Salvini è “vincere le politiche dell’anno prossimo”.

La strada per arrivarci richiede una sintesi politica che al momento appare ancora lontana. La sopravvivenza dipenderà dalla capacità di integrare l’anima di Zaia senza farsi cannibalizzare dal progetto di Vannacci. Un equilibrio dinamico che mette in discussione l’intero assetto del centrodestra.


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