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Salute

EnteroMix, il “vaccino” russo contro il cancro: tra dati promettenti e fake news che corrono sui social

di Priscilla Rucco -


Ha fatto il giro del web in pochi giorni, passano di pagina in pagina con la velocità tipica delle notizie che uniscono speranza e sensazionalismo: la Russia avrebbe messo a punto un vaccino contro il cancro con un’efficacia del 100 per cento, pronto per l’uso clinico. Un titolo capace di accendere entusiasmi in chi convive ogni giorno con la malattia o ha perso qualcuno a causa di un tumore. Eppure, ad analizzare i fatti, la realtà è molto più sfumata di quanto quei post anche su Instagram e Facebook vogliano far credere.

Il composto al centro di questa storia si chiama EnteroMix, ed è stato sviluppato presso il Centro nazionale russo di ricerca medica e radiologica. La parola “vaccino” applicata a questo farmaco può trarre in inganno, e non di poco. Non si tratta, come molti immaginano, di un vaccino preventivo simile a quelli contro l’influenza o il Covid-19: EnteroMix è un trattamento oncolitico, pensato per i pazienti già malati di cancro. Il suo meccanismo d’azione si basa su quattro virus non patogeni, cioè innocui per l’uomo, progettati per svolgere una doppia funzione: distruggere direttamente le cellule tumorali e allo stesso tempo stimolare la risposta immunitaria del paziente contro il tumore.

Il dato che ha scatenato l’ondata di entusiasmo è quello presentato durante il Forum economico internazionale di San Pietroburgo. In quella sede, i ricercatori hanno riferito che EnteroMix aveva mostrato un’efficacia del 100 per cento in determinati modelli animali, ovvero in studi condotti su cavie di laboratorio e su cellule. Risultati incoraggianti, senza dubbio, che hanno giustificato il passaggio alla fase clinica, cioè alla sperimentazione sull’essere umano, ma “100 per cento nei test” non significa efficacia sull’essere umano.

La ricerca oncologica avanza, ma le speranze vanno distinte dai fatti

La sperimentazione clinica sull’uomo, avviata circa tre mesi dopo il Forum (fine 2025), si trova attualmente nella cosiddetta fase I, che coinvolge 48 volontari di età compresa tra i 18 e i 75 anni. L’obiettivo di questa prima fase non è ancora quello di verificare se il farmaco funzioni contro il tumore: si tratta solo ed esclusivamente di testare la sicurezza del trattamento, verificare che non provochi reazioni dannose e stabilire il dosaggio tollerabile. Solo al termine di tutte e tre le fasi, se i risultati lo consentono, le autorità sanitarie possono valutarne l’approvazione.

La questione Geopolitica

Anche il capitolo geopolitico di questa vicenda merita attenzione. La sperimentazione di EnteroMix in Europa si svolge in Serbia, grazie a un accordo stretto tra il presidente russo Vladimir Putin e quello serbo Aleksandar Vucic. A partire dal 2026, le prime dosi dovrebbero essere preparate all’ospedale Torlak di Belgrado, con la prospettiva di renderle disponibili anche a pazienti oncologici provenienti dal resto d’Europa. L’operazione è guidata dalla neurologa ed ex ministra della Salute russa Veronika Skvortsova, che ha costruito attorno a EnteroMix una narrazione di innovazione nazionale e resilienza scientifica. C’è chi vede in questo progetto l’ennesimo strumento di quella “diplomazia dei vaccini” che Mosca ha già sperimentato con lo Sputnik V ai tempi del Covid, quando Belgrado fu uno dei principali hub di distribuzione del siero russo in Europa.

La questione energetica fa da sfondo a tutto questo. Dal primo gennaio 2026, il gas russo non può più transitare nel territorio europeo attraverso l’Ucraina. La Serbia, fortemente dipendente dalle forniture russe e colpita dalle sanzioni americane sulla compagnia petrolifera Nis, cerca di mantenere aperti i canali con Mosca.

Vale la pena ricordare che i ricercatori russi stanno lavorando su un doppio fronte. Oltre a EnteroMix, stanno sviluppando una linea di vaccini a mRNA personalizzati contro il cancro, che puntano a programmare il sistema immunitario del singolo paziente analizzando il profilo genetico specifico del suo tumore. Un approccio che, se confermato, sarebbe davvero rivoluzionario. Ma anche in questo caso siamo in una fase altamente sperimentale, e parlare di cura disponibile è ancora del tutto prematuro.

Non si tratta di essere cinici o di sminuire il valore della ricerca russa, EnteroMix è una promessa interessante, non una cura. E la differenza, per chi si ammala di cancro oggi, è tutto.


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