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Attualità

Il Fatto Quotidiano chiede i fondi pubblici

Clamorosa marcia indietro, dopo anni di attacchi a chi li percepisce. Secondo Marco Travaglio avrebbero dovuto chiudere

di Ernesto Ferrante -


Il Fatto Quotidiano ha presentato domanda per richiedere i fondi pubblici per l’editoria. Cade sotto il governo Meloni la “verginità” più volte sbandierata da Marco Travaglio, direttore del quotidiano. Il giornalista e opinionista ha più volte preso di mira le testate che “sopravvivono” grazie ai contributi pubblici. Il sistema di cui beneficerà prossimamente anche lui, a suo giudizio, falsifica il concetto stesso di libertà di stampa.

Gli attacchi del recente passato

Nel corso di un incontro pubblico si era scagliato in particolare contro Il Foglio, tuonando: “Io non voglio che Il Foglio prenda soldi miei Non ha senso che lo Stato metta i soldi, perché la libertà di stampa non dipende dai soldi dello Stato: quella non è libertà di stampa, quella è schiavitù di stampa”.

Secondo Travaglio, i giornali devono vivere grazie ai lettori, non grazie all’aiuto statale. Ferrea e senza sconti la sua logica prima del dietrofront: chi non è in grado di sostenersi autonomamente dovrebbe chiudere.

La retromarcia

In un trafiletto, l’editore ha annunciato che la Seif (Società Editoriale Il Fatto S.p.A.) ha aderito al decreto del dell’esecutivo di centrodestra dello scorso dicembre che prevedeva un contributo straordinario per i giornali cartacei di 10 centesimi per ogni copia venduta. La Seif, nel tentativo di mettere una toppa, ha precisato che “è ben consapevole dell’importanza che riveste per il Fatto Quotidiano non percepire finanziamenti pubblici”. “Ma – si legge ancora – data la crisi del mercato editoriale e il momento congiunturale molto difficile, l’amministratore delegato, per le responsabilità che gli competono, ha ritenuto di predisporre la domanda entro la scadenza per garantire la continuità aziendale, supportare la transizione digitale in corso e prevenire eventuali situazioni di rischio”.

La precisazioni della Società Editoriale Il Fatto e i numeri di Scanzi

La Società Editoriale Il Fatto, ha spiegato inoltre “che il contributo assegnato dal decreto del 9 marzo scorso non è stato percepito” e che l’intenzione è di continuare a non riceverlo, a patto che “il trend positivo che stiamo registrando nel primo trimestre e il sostegno dei nostri lettori e dei nostri abbonati proseguano”. I fondi, in buona sostanza, verranno usati soltanto se ce ne sarà effettivo bisogno.

Sono trascorsi appena pochi giorni dal post auto-celebrativo in cui Andrea Scanzi si beava sui social dei grandi numeri del giornale con cui collabora. “Il Fatto Quotidiano continua ad essere l’unico giornale in crescita”, si vantava, sciorinando i dati di vendita di gennaio: “Mentre tutti i grandi quotidiani perdono lettori (Corriere -5,82%, Repubblica -9,56%, Sole 24 Ore -5,77%, Gazzetta dello Sport -11,32%… e via dicendo), il Fatto è l’unico con il segno +”. Il passaggio dalla “schiena dritta” a quella inarcata per raccogliere l’odiatissimo “aiutino” del governo tanto detestato può essere molto travagliato per certi fustigatori. Ma a tutto (o quasi) c’è rimedio: basta solo essere coerenti e avere buona memoria.


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