Leone XIV all’udienza generale: “Maria è l’origine, il modello e la patria della Chiesa”
Il 13 maggio per la Chiesa cattolica è il giorno in cui, nel 1917, la Madonna apparve per la prima volta a Fatima. Nel medesimo giorno, nel 1981, un colpo di pistola attraversò piazza San Pietro e ferì gravemente Giovanni Paolo II. Dopo quarantacinque anni da quell’attentato, Papa Leone XIV ha deciso di scendere dalla papamobile, di camminare fino alla pietra commemorativa incastonata tra i sampietrini e di fermarsi a pregare in silenzio. Nessuna parola, solo iconici istanti di preghiera raccolta davanti al marmo bianco che custodisce la memoria di quegli istanti. Sullo sfondo di questa triplice coincidenza, il Pontefice ha tenuto la sua udienza generale dedicando l’intera catechesi alla figura di Maria, così come il Concilio Vaticano II l’ha tracciata nell’ottavo e ultimo capitolo della Costituzione dogmatica “Lumen gentium”.
Una scelta con molteplici significati: il capitolo mariano della grande Costituzione conciliare chiude così il documento come un approdo, offrendo alla comunità ecclesiale uno specchio in cui specchiarsi per riconoscere la propria vocazione più profonda.
Papa Leone XIV ha illustrato Maria attraverso tre dimensioni inscindibili. Ella è modello, perché incarna con pienezza ciò che ogni credente è chiamato ad essere: docile alla Parola, aperta all’ascolto e all’azione dello Spirito, capace di accogliere e generare vita nel Figlio. È membro per eccellenza della Chiesa, in quanto espressione compiuta di quella fede senza riserva alcuna che costituisce e caratterizza il nucleo dell’appartenenza al popolo di Dio. È infine madre gentile dell’intera comunità ecclesiale, verso la quale ogni fedele può rivolgersi con confidenza filiale, nella certezza di essere ascoltato ed amato. Al termine, il Papa ha affidato alla Vergine il grido di pace dei popoli segnati e stremati dalla guerra, ammonendo che la dignità umana non può essere sacrificata sull’altare del conflitto.
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