È morto il “senatur” Umberto Bossi
Eletto per la prima volta al Senato nel 1987, ha debuttato al governo nel 2001
Umberto Bossi è morto. Il fondatore e storico leader della Lega si è spento a Varese, all’età di 84 anni. Nato il 19 settembre del 1941 a Cassano Magnago, un comune in provincia di Varese, ideò il Carroccio con l’emblema di Alberto da Giussano, personaggio leggendario del XII secolo che avrebbe partecipato alla battaglia di Legnano.
La lunga permanenza di Bossi in Parlamento
Bossi è stato rieletto per otto volte alla Camera dall’undicesima alla diciannovesima legislatura. Un filotto vincente iniziato nel 1992, contrassegnato anche da tre mandati al Parlamento europeo. Il 2001 è l’anno del suo ingresso al governo, nel Berlusconi II, con l’incarico di ministro per le Riforme Istituzionali e la devoluzione. È stato costretto a farsi da parte nell’aprile del 2012, a seguito dello scandalo della distrazione di fondi della Lega a favore della sua famiglia.
Il ricordo di Tajani
“Con tutta Forza Italia piango la scomparsa di Umberto Bossi, leader storico e fondatore della Lega. Grande amico di Silvio Berlusconi, politico di grande intelligenza, è stato un protagonista di primo piano del cambiamento in Italia. Alla sua famiglia un grande abbraccio ed una preghiera perché riposi in pace”. Lo ha scritto su X il ministro degli Esteri e leader di Forza Italia, Antonio Tajani.
Il tributo di Zaia
“Non è il Nord che deve dire grazie a Umberto Bossi ma tutto il Paese. Senza il suo contributo di visione, realismo e capacità politica la storia repubblicana sarebbe stata molto differente, priva di un grande interprete della necessità di dare risposte alle istanze dei cittadini delle regioni settentrionali e con esse soluzioni a tutta la società italiana. Nella sua grande abilità è certamente ricorso anche a gesti eclatanti, come ha quando ha proclamato la secessione del Nord, ma lo ha fatto sempre con l’intento di fissare un punto all’interno del quale l’obbiettivo rimaneva sempre e soltanto il federalismo. Politicamente è stato un padre straordinario per tutti noi, gli siamo profondamente grati”. Con queste parole il presidente del Consiglio Regionale del Veneto, Luca Zaia, ricorda lo storico leader della Lega Nord.
“Lo chiamavano il Senatur – sottolinea Zaia – un soprannome che qualcuno voleva a tutti i costi connotare in senso dispregiativo ma che, nella realtà, da solo incarnava l’attenzione imposta nei palazzi romani per realtà territoriali fino ad allora incapaci di far sentire le proprie istanze in un ambiente condizionato dalla partitocrazia centralista. Se la politica ha dovuto affrontare una ‘questione settentrionale’, in buona parte è stato merito della voce roca di Umberto che ne è stato il megafono. Se oggi in Italia c’è una coscienza federalista diffusa, a cominciare da quella che si identifica nell’autonomia differenziata, è merito dell’impegno di chi come Bossi ha visto più lontano di altri”.
“Ci lascia un grande leader – conclude l’esponente leghista – un vecchio leone a cui mi legano anni di amicizia e militanza nella Lega ma anche momenti di vita istituzionale condivisa come quando siamo stati chiamati nello stesso Consiglio dei Ministri, nel quarto governo Berlusconi, in cui c’erano anche Calderoli e Maroni. Ha sempre impiegato ogni su forza per interpretare la volontà degli elettori in cui vedeva il popolo a cui sentiva visceralmente di appartenere”.
Le parole di Giorgia Meloni
“Umberto Bossi, con la sua passione politica, ha segnato una fase importante della storia italiana e ha dato un fondamentale apporto alla formazione del primo centrodestra. In questo momento di grande dolore, sono vicina alla famiglia e alla sua comunità politica”. Questo il messaggio postato sui social dalla premier Giorgia Meloni.
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