L’ultimo viaggio di Beatrice: il giallo di Bordighera è un horror
Tracce di sangue in auto e nella villetta, un mosaico di violenze
Un mazzo di fiori e un biglietto lasciato vicino a casa della madre di Beatrrice, la bambina uccisa il 9 febbraio
Le indagini sulla morte di Beatrice, la bambina di appena due anni morta lo scorso 9 febbraio a Bordighera arrivano a un punto di svolta documentale che squarcia il velo di omertà e bugie eretto intorno a questa tragedia.
La Procura di Imperia, coordinata da Alberto Lari, ha depositato agli atti le risultanze degli accertamenti tecnici irripetibili eseguiti dalla Sezione Investigazioni Scientifiche dell’Arma dei Carabinieri.
Un mosaico di violenze
Il quadro che ne emerge, un mosaico di violenze sistematiche culminate in una notte di agonia che ha trasformato la provincia ligure nel teatro di uno dei delitti più atroci della cronaca recente.
La genesi dell’orrore, in quella notte a Soldano. I fatti iniziano a delinearsi con precisione cronometrica grazie all’incrocio tra le celle telefoniche e le registrazioni delle telecamere di sorveglianza urbana. Contrariamente a quanto dichiarato inizialmente dalla madre Manuela durante la concitata telefonata al 118 delle 8:22 del mattino, Beatrice non sarebbe morta nella villetta di via dei Colli a Bordighera.
L’asse del delitto
La ricostruzione degli inquirenti sposta l’asse del delitto nel vicino comune di Soldano, all’interno dell’appartamento di Emanuel, il compagno della donna. Beatrice si trovava lì, insieme alla madre e alle due sorelline maggiori, tra la serata dell’8 e le prime ore del 9 febbraio.
In questo lasso di tempo, nel silenzio di un’abitazione che avrebbe dovuto essere un rifugio, consumato l’evento traumatico. Secondo i rilievi tecnici, la bambina ha ricevuto un colpo di inaudita violenza, un impatto talmente forte da causare lesioni interne devastanti.
Nonostante lo stato di incoscienza della piccola, nessun soccorso è stato allertato per ore. Un ritardo che, secondo i periti, è stato determinante. Beatrice è rimasta in agonia mentre gli adulti intorno a lei, stando all’accusa, decidevano come gestire la situazione per evitare conseguenze giudiziarie.
Le tracce di sangue
I rilievi della Scientifica, con il Luminol non mente, hanno fornito ulteriori dettagli. Il cuore dell’indagine, negli accertamenti scientifici eseguiti nell’abitazione di Soldano. Nonostante un tentativo di pulizia degli ambienti, descritto dagli investigatori come “meticoloso e finalizzato all’occultamento”, le luci ultraviolette hanno evidenziato tracce biologiche e residui ematici riconducibili alla vittima.
Queste tracce sono state isolate in punti specifici dell’appartamento, smentendo la versione di una “morte naturale nel sonno”. Ancora più inquietante è il capitolo relativo all’automobile in uso alla madre. Gli esperti della Scientifica hanno setacciato l’abitacolo della vettura con cui Manuela è rientrata a Bordighera all’alba del 9 febbraio. Qui, sul sedile posteriore e su alcune fibre della moquette, sono state isolate tracce di sangue appartenenti alla piccola Beatrice. Questo elemento corrobora l’ipotesi del cosiddetto “viaggio con il cadavere”.
Beatrice sarebbe stata caricata in auto per tornare a Bordighera quando era già priva di vita o in uno stato comatoso irreversibile. La madre avrebbe guidato nel buio della notte ligure, con il corpo della figlia adagiato sul sedile, per poi inscenare il ritrovamento del corpicino ormai freddo soltanto una volta raggiunta la propria abitazione di Bordighera, ore dopo l’effettivo decesso.
L’autopsia
L’autopsia ha fotografato un corpo martoriato. Il referto autoptico depositato dal medico legale incaricato dalla Procura, un elenco asciutto e terribile di evidenze cliniche. Beatrice è morta per un grave trauma cranico associato a lesioni contusive agli organi interni. Il dato che più di ogni altro ha pesato, l’incompatibilità assoluta tra queste ferite e la versione della difesa, che parlava di una “caduta accidentale dalle scale avvenuta giorni prima”.
L’autopsia ha chiarito che l’impatto fatale è stato unico e diretto, tipico di una percussione violenta o di un urto contro una superficie dura provocato da una forza esterna. Non vi sono segni di difesa, né lesioni tipiche del rotolamento su una scalinata. Inoltre, l’esame ha rivelato la presenza di ecchimosi di diversa datazione, suggerendo un quadro di maltrattamenti reiterati nel tempo. Beatrice non sarebbe morta per un singolo episodio isolato, ma vittima di un regime di vessazioni fisiche che nessuno, all’esterno di quel nucleo familiare, ha saputo o voluto vedere.
Le indagini
Mentre Manuela rimane chiusa nel silenzio all’interno della casa circondariale di Genova Pontedecimo, le indagini si concentrano pure sulla figura di Emanuel. L’uomo, indagato per concorso in omicidio preterintenzionale, continua a dichiararsi estraneo ai fatti. Tuttavia, le dichiarazioni rese dalle due sorelle maggiori di Beatrice, ascoltate in sede protetta da psicologi ed esperti, hanno aperto uno squarcio sulla quotidianità vissuta a Soldano.
La chiusura delle indagini preliminari porterà verosimilmente alla richiesta di rinvio a giudizio per entrambi i soggetti coinvolti. L’accusa di omicidio preterintenzionale, aggravata dal legame di parentela e dalla minorata difesa della vittima, espone la madre a una pena pesante. Per la comunità di Bordighera e di Soldano, resta lo shock di una vicenda che ha trasformato due tranquille località in simboli della violenza più buia.
La giustizia per Beatrice passa ora per le aule del Tribunale di Imperia, dove la scienza forense e le testimonianze dirette dovranno ricostruire gli ultimi, tragici respiri di una bambina di due anni rimasta sola di fronte ai suoi carnefici.
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