Collasso Inps: il “buco nero” dei contributi non incassati
Scandaloso pure il rendimento negativo degli immobili: 14mila diffide di pagamento ai morosi
L’ultimo verdetto della Corte dei conti scatta una fotografia impietosa sulle casse dell’Inps, indicando una mole di contributi mai incassati, un “buco nero”.
Nonostante un utile di esercizio di 1,029 miliardi di euro, sotto la superficie emerge una voragine che minaccia la stabilità del sistema: l’incapacità cronica di recuperare i crediti contributivi.
Il “tesoro” fantasma: 284 miliardi non bastano
Se è vero che le entrate contributive sono salite a 284 miliardi di euro (+14,9 miliardi rispetto al 2023), il vero problema resta l’esigibilità. Una quota enorme di crediti iscritti in bilancio rischia di restare sulla carta, uno stock di oltre 140 miliardi. Il meccanismo di riscossione, affidato all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, si scontra con una realtà amara. Molte aziende debitrici sono già fallite o risultano nullatenenti, rendendo il recupero dei contributi Inps un miraggio burocratico: perciò il “buco nero”.
Ispettori in fuga e controlli al palo
A peggiorare il quadro, la drastica riduzione della “forza d’urto” dell’Istituto. Gli ispettori di vigilanza sono scesi da 828 a 761 unità nel giro di un anno. Con meno “occhi” sul territorio, il contrasto al lavoro irregolare e alle aziende “apri e chiudi” diventa una missione impossibile.
L’Istituto ha annunciato nuove assunzioni ma il buco operativo lasciato dai pensionamenti pesa come un macigno sulla capacità di accertamento.
Il paradosso degli immobili: rendimenti sotto zero
Dopo la voragine dei contributi non incassati, non va meglio in casa Inps sul fronte del patrimonio immobiliare. Con un valore medio di 1,837 miliardi di euro, la gestione degli immobili da reddito registra un rendimento netto negativo del -1,94%. L’Inps spende più per mantenere i palazzi di quanto incassi dagli affitti. I numeri della morosità sono impressionanti: sono state notificate oltre 14mila diffide di pagamento agli inquilini e avviate 430 azioni giudiziarie per recuperi forzosi e sfratti.
Pensioni e interessi passivi: la spesa corre
Mentre il recupero dei crediti arranca, la spesa per le prestazioni istituzionali è esplosa a 417,408 miliardi di euro (+19,3 miliardi). Un dato allarmante riguarda gli interessi passivi sulle prestazioni pregresse, balzati a 65,730 milioni di euro contro i 46,1 milioni dell’anno precedente. Un costo aggiuntivo causato dai ritardi nei pagamenti che ricade interamente sulla collettività.
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