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Omicidio Vassallo: prosciolto il colonnello dei Cc Cagnazzo

Il processo andrà avanti, tra luci e ombre

di Giorgio Brescia -

Il colonnello Fabio Cagnazzo e la sua avvocata Ilaria Criscuolo


Il caso dell’omicidio di Angelo Vassallo, ucciso il 5 settembre 2010 a Pollica, torna al centro dell’attenzione giudiziaria con una svolta significativa: prosciolto il colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo ad opera del Gup del Tribunale di Salerno.

Una decisione che ridisegna il perimetro delle responsabilità penali, ma che non chiude affatto uno dei casi più controversi degli ultimi anni.

Il delitto Vassallo: il contesto e la pista investigativa

Angelo Vassallo, noto come “il sindaco pescatore”, fu assassinato in un agguato mentre rientrava a casa. Fin dalle prime fasi, le indagini hanno ipotizzato un collegamento con traffici di droga nel Cilento, interessi criminali locali, possibili coperture o depistaggi.

Nel tempo, l’inchiesta ha subito rallentamenti e cambi di direzione, fino alla svolta investigativa degli ultimi anni basata anche su dichiarazioni di collaboratori di giustizia.

Le accuse contro Cagnazzo

Il nome di Fabio Cagnazzo era emerso come figura chiave in un presunto sistema di protezione di traffici illeciti, concorso nell’omicidio, depistaggio delle indagini.

Un quadro accusatorio pesante, costruito soprattutto su testimonianze ritenute inizialmente rilevanti dagli inquirenti.

Il proscioglimento: perché il giudice ha detto no al processo

Il Gup del Tribunale di Salerno ha però stabilito che non sussistono elementi sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio.

I punti centrali della decisione: inattendibilità o debolezza delle dichiarazioni dei collaboratori, assenza di riscontri oggettivi solidi. E poi, la mancanza di prove sulla partecipazione all’omicidio e sul ruolo nei presunti depistaggi.

In termini giuridici, non è stata raggiunta la soglia minima per il rinvio a giudizio.

Il processo continua: chi resta imputato

Il proscioglimento di Fabio Cagnazzo non segna la fine del procedimento. Restano al centro del processo Lazzaro Cioffi e Giuseppe Cipriano. Per loro, l’accusa ritiene ancora sostenibile il quadro probatorio legato all’omicidio.

Il nodo dei depistaggi: il punto più controverso

Uno degli aspetti più delicati riguarda i presunti depistaggi. Da un lato, il giudice esclude responsabilità dirette di Cagnazzo. Dall’altro, resta aperta l’ipotesi che le indagini siano state in qualche modo deviate.

Questo crea una frattura logica e investigativa: se ci sono stati depistaggi, chi ne è responsabile? Una domanda che potrebbe emergere con forza durante il dibattimento.

Le reazioni: tra sollievo e amarezza

Dopo la decisione, la difesa di Cagnazzo ha parlato di esito giusto, sottolineando la fragilità delle accuse. La famiglia di Angelo Vassallo ha espresso rispetto per la decisione ma anche delusione. E, insieme, fiducia nel processo ancora in corso.

Una verità ancora incompleta

A oltre quindici anni dall’omicidio, il caso Vassallo resta irrisolto in molti punti chiave: movente definitivo non chiarito, eventuali mandanti ancora incerti, ombre su possibili coperture istituzionali.

Il proscioglimento di Fabio Cagnazzo alleggerisce una posizione individuale, ma non risolve il quadro generale, che resta complesso e frammentato.

La nuova fase

La nuova fase processuale potrebbe essere decisiva per fare chiarezza sull’omicidio di Angelo Vassallo, ma il rischio è che alcune verità restino parziali.

Il procedimento in corso rappresenta oggi l’ultimo passaggio cruciale per trasformare anni di ipotesi investigative in una ricostruzione giudiziaria definitiva.


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