Terremoto nell’ANM: la giudice Ceccarelli si dimette. “Associazione smarrita tra cori da stadio e manipolazioni”
Con un duro atto d'accusa, la magistrata annuncia l'addio al Comitato Direttivo Centrale: "Danno d'immagine irreversibile. Il verdetto del referendum non giustifica l'isolamento della collega e i festeggiamenti contro i poteri dello Stato".
La rottura: “Un’associazione che ha smarrito se stessa”
Non è solo un addio, è una requisitoria. La giudice Ceccarelli ha annunciato la propria volontà di rassegnare le dimissioni dal Comitato Direttivo Centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati. Una decisione che matura nel clima post-referendario, definito dalla magistrata come il punto di non ritorno per un’associazione che avrebbe “smarrito il senso della sua finalità rappresentativa di tutte le idealità che ispirano l’essere magistrato”.
Il cuore della contestazione risiede nella gestione della campagna referendaria e, soprattutto, nei comportamenti tenuti dai colleghi all’indomani del voto. Secondo Ceccarelli, la magistratura associata è uscita da questa stagione con un “danno di immagine irreversibile”, le cui conseguenze ricadranno pesantemente sulle generazioni future di magistrati.
I “balli e i cori da stadio” contro le istituzioni
Il passaggio più crudo della lettera riguarda la condotta di alcuni magistrati, rei di aver trasformato la vittoria politica in uno spettacolo indecoroso. Ceccarelli punta il dito contro episodi che definisce intollerabili:
Scene di giubilo sguaiate: Balli e cori da stadio intonati contro il massimo esponente di un altro potere dello Stato.
La messa all’indice di una collega: L’attacco frontale contro una giovane magistrata, “additata come nemico della collettività” per le sue posizioni. Un isolamento perpetrato, denuncia Ceccarelli, alla presenza di alti esponenti degli uffici giudiziari.
Il silenzio dei vertici: La critica più amara è rivolta ai vertici dell’ANM che non hanno espresso condanne o richiesto scuse, liquidando l’accaduto come uno “sfogo goliardico”.
“Nessun cittadino si sentirà più garantito nelle aule di giustizia al cospetto di individui che amministrano la legge dopo aver assistito a simili scene” scrive la giudice, sottolineando come la caduta di stile sia, in realtà, una profonda crisi di credibilità del sistema.
L’accusa di “manipolazione storico-giuridica”
La giudice Ceccarelli non risparmia critiche nel merito, definendo il tentativo di riforma della politica come “sguaiato e maldestro”, ma rivendicando il diritto della politica di agire nel rispetto delle procedure costituzionali.
Ciò che non accetta è la reazione dell’ANM: una “martellante campagna di disinformazione” condotta persino nei luoghi di culto. L’accusa è pesantissima: un “furto di verità” propinato alle nuove generazioni, specialmente sulla separazione delle carriere. Ceccarelli ricorda con forza come l’unità delle carriere affondi le radici nell’ordinamento fascista pre – repubblicano, mentre la voce dei padri del codice di procedura penale moderno sia stata deliberatamente ignorata in nome di una difesa corporativa.
Il fallimento di una stagione: “Non vedo vincitori”
L’atto di accusa della giudice Ceccarelli si chiude con una riflessione amara che va oltre la cronaca associativa. Nonostante l’esito del referendum, la magistrata non scorge trionfatori, ma solo macerie su un campo di battaglia che ha sacrificato la verità sull’altare dell’appartenenza.
“So bene che la storia la scrivono i vincitori. Ma non vedo vincitori su questo campo di battaglia”, scrive con rassegnata lucidità. Le sue dimissioni non sono un atto di resa, ma un ultimo gesto di coerenza verso i principi del Movimento e dell’Associazione che ha servito “disinteressatamente”, rifiutando di avallare una deriva che considera estranea alla dignità della toga.
Il suo è un congedo che suona come un monito: la speranza che i valori della magistratura possano, un giorno, trovare altrove una casa più degna. “Vi auguro di ritrovare la strada. Io ho la certezza che la strada non è più questa”. Con queste parole, Ceccarelli lascia il Direttivo, aprendo una ferita profonda nel dibattito interno all’ANM che difficilmente si rimarginerà nel breve periodo.
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