GRAVI INDIZI DI REATO – Keith Hunter Jesperson: il killer dalla “happy face”
Da Wikipedia (https://en.wikipedia.org/wiki/Keith_Hunter_Jesperson)
Keith Hunter Jesperson ha ucciso almeno otto donne. Le ha scelte perché erano sole, perché nessuno le avrebbe cercate, perché la notte lungo le autostrade americane può inghiottire tutto senza fare rumore.
L’infanzia di Jesperson a Chilliwack: dove nasce un killer
Jesperson nasce nel 1955 a Chilliwack, in Canada, in una casa in cui l’amore non abita quasi mai. Il padre è autoritario e alcolizzato, capace di umiliare e colpire. A scuola la sua corporatura imponente lo rende un bersaglio facile e la solitudine diventa la sua compagna più fedele. In quegli anni qualcosa si incrina dentro di lui, lentamente e silenziosamente. Uccide animali, esplode di rabbia senza motivo apparente, si allontana dagli altri come se il mondo fosse un posto che non gli appartiene. Da adulto trova nella strada un posto in cui sparire. Fa il camionista, percorre migliaia di chilometri, si sposa e ha tre figli. Dall’esterno sembra una vita normale, quasi ordinaria. Ma quando il matrimonio finisce, quell’equilibrio precario crolla del tutto.
Il primo omicidio e le vittime dimenticate lungo le highway americane
È il 1990, e Jesperson commette il suo primo omicidio. Le sue vittime sono donne che vivono ai margini: prostitute, senzatetto, persone che nessuno cercherà troppo a lungo. Le incontra lungo le autostrade o nei parcheggi notturni frequentati dai camionisti. Le strangola e poi abbandona i corpi in luoghi isolati. Tra il 1990 e il 1995 uccide almeno otto donne attraverso Oregon, California, Florida e Wyoming.
Quello che lo distingue dagli altri, però, è il bisogno ossessivo di essere visto e riconosciuto. Quando dopo il primo omicidio vengono arrestate due persone innocenti, non riesce a stare in silenzio. Non per rimorso, ma perché il merito è suo e vuole che tutti lo sappiano. Comincia a scrivere lettere anonime ai giornali e alla polizia, confessando tutto, provocando, sfidando chiunque voglia fermarlo. Le firma sempre nello stesso modo: con un volto sorridente disegnato a penna. Quel simbolo gli resterà appiccicato addosso per sempre e i media lo chiameranno l’Happy Face Killer.
La resa e la condanna: Jesperson si consegna alla polizia
Durante gli interrogatori arriva a sostenere di aver ucciso più di cento persone. Gli investigatori ne confermano ufficialmente solo otto. Nel marzo del 1995, dopo aver assassinato Julie Winningham, si consegna spontaneamente alla polizia. Forse era stanco, forse spaventato, o forse semplicemente pronto a salire su un palcoscenico più grande. Viene condannato a più ergastoli e rinchiuso nel penitenziario statale dell’Oregon. Anni dopo, a tenere viva la memoria del caso ci pensa sua figlia Melissa, che ha trovato il coraggio di raccontare pubblicamente cosa vuol dire crescere e scoprire, un giorno, che tuo padre è un mostro. Una storia dentro la storia, forse la più dolorosa di tutte.
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