A Testaccio come in una casa di Napoli tra piatti condivisi e scarpetta obbligatoria
dal sito di CasaMora (https://casamoraroma.it/)
A Testaccio c’è ancora qualcuno che serve piatti pensati per stare in mezzo al tavolo invece che davanti a un telefono. CasaMora prende la cucina napoletana e la tratta con quel rispetto sporco che appartiene alle famiglie vere, quelle dove il pranzo della domenica rischia sempre di finire in una discussione, in una risata troppo alta, e, viva Dio, una scarpetta fatta mentre qualcuno versa altro vino.
La famiglia Morabito ha costruito un posto che evita la liturgia gastronomica romana fatta di menu austeri, camerieri che parlano come agenti immobiliari e porzioni grandi quanto un francobollo fiscale. Qui si spizzulia. Parola meravigliosa che a Napoli vale più di una filosofia culinaria scritta sul muro. I piatti arrivano, passano di mano, tornano indietro vuoti. Scarpetta docet.
Lo chef di CasaMora: Rosario Errico e la memoria partenopea con appetito
Lo chef Rosario Errico lavora sulla memoria partenopea con intelligenza e con appetito. Due qualità che raramente abitano nella stessa cucina. Gli Spaghetti alla Nerano hanno il profumo largo del Provolone del Monaco e quel gusto pieno che ti resta addosso anche mezz’ora dopo. Il Pollo all’ischitana arriva con una sincerità quasi brutale, lontana anni luce da certa cucina romana contemporanea che impiatta la malinconia e la chiama eleganza.
Ho amato i piatti che giocano con la tradizione senza fare i fenomeni. Le Crocchette di Genovese custodiscono dentro tutta la profondità di una salsa lasciata andare lentamente per ore, mentre il Raviolo caprese ribalta il pomodoro nel ripieno con una leggerezza che evita il circo creativo. Il Katsu Sando alla partenopea con maialino nero di Caserta e melanzane in agrodolce potrebbe sembrare una sciocchezza modaiola e invece tiene insieme gusto e golosità con una naturalezza rara. Ancora meglio il Bunbà, bun soffice con scampi e crema di cicerchie, piatto che sporca le mani e rimette ordine nei pensieri.
I dolci di Mamma Marisa: caprese, delizia al limone e babà senza trappole
Anche i dolci seguono la stessa linea domestica e generosa. Mamma Marisa firma una Caprese che profuma davvero di cioccolato e mandorla invece di sembrare uscita da un laboratorio industriale travestito da pasticceria artigianale. La Delizia al Limone evita la trappola del souvenir costiero pieno di zucchero e il Babà con crema e amarene chiude la cena con quella sfacciataggine napoletana che a Roma spesso manca perfino nei locali campani. La carta vini pesca tra piccoli produttori e bottiglie vive, parecchie vulcaniche, tutte scelte con criterio e gusto personale. Nessuna etichetta messa lì per arredare il tavolo. Del resto CasaMora funziona proprio per questo. Dentro il locale si respira una sensazione quasi dimenticata. Qualcuno cucina ancora pensando a chi mangerà davvero quel piatto.
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