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Addio a David Riondino, morto a 73 anni

La sua capacità di mescolare l'alto e il basso, la musica colta e il varietà, resta il suo lascito più grande

di Dave Hill Cirio -

David RIondino nelle foto pubblicate in un post su Facebook da Chiara Rapaccini, in cui viene annunciata la morte del cantautore e attore


Il mondo dello spettacolo e della cultura italiana piange la scomparsa di David Riondino, morto nella sua casa di Roma all’età di 73 anni. L’artista fiorentino, che da tempo combatteva contro una malattia, lascia un vuoto nel panorama della satira, della musica e del teatro civile.

La notizia: l’annuncio e i funerali

A dare il triste annuncio è stata l’amica e artista Chiara Rapaccini (Kiarossi) con un commosso post sui social. Riondino è spirato circondato dall’affetto dei suoi cari.

I funerali di David Riondino si terranno martedì 31 marzo alle ore 11:00 a Roma, presso la Chiesa degli Artisti in Piazza del Popolo, luogo simbolo per l’ultimo saluto alle figure che hanno segnato la storia creativa del Paese.

Dai libri al Maurizio Costanzo Show

Nato a Firenze nel 1952, David Riondino è stato un intellettuale atipico, capace di spaziare tra generi diversissimi con un’ironia pungente e una profondità rara.

Prima del successo, aveva lavorato per dieci anni come bibliotecario alla Nazionale di Firenze. Negli anni ’70 fondò il collettivo rock-teatrale Victor Jara.

Il successo popolare e la grande notorietà arrivarono negli anni ’80 e ’90 grazie alle frequenti partecipazioni al Maurizio Costanzo Show. Vi portava i suoi stornelli e la sua satira in versi. In seguito, fu spesso ospite a Quelli che il calcio.

Pochi sanno che fu tra gli autori (insieme a Lu Colombo) del celebre brano “Maracaibo”, diventato un cult intramontabile della musica italiana.

Collaboratore storico di riviste satiriche come Tango, Il Male e Cuore, Riondino è stato anche un raffinato regista e scrittore. Portò in scena progetti legati alla tradizione orale (come l’Accademia dell’Ottava) e collaborò con gli amici di sempre, per esempio Stefano Bollani e Dario Vergassola.

L’eredità di un artista libero

Riondino viene ricordato dai colleghi come un “anarchico gentile”, un uomo che ha saputo usare la rima e il paradosso per leggere l’Italia della Seconda Repubblica e oltre, senza mai cadere nella banalità. La sua capacità di mescolare l’alto e il basso, la musica colta e il varietà, resta il suo lascito più grande.


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