Nazionale, dimissioni Gravina? Non cambierà nulla
“Vergogna Nazionale”: nella cronaca del dopopartita di Bosnia – Italia a Zenica con lo spettro delle dimissioni il via di una caccia ai colpevoli (Gabriele Gravina) che si sgonfierà facilmente, con qualunque esito. Perché al calcio italiano interessa di più la “caccia al tesoro” che impera da decenni, ancora prima dei 12 anni trascorsi senza gli azzurri al Mondiale.
La “caccia ai colpevoli”
“Era già tutto previsto”: un amaro richiamo a Riccardo Cocciante per dire come la “malattia” del calcio italiano avrebbe resistito ad ogni altro possibile scenario. Anche se gli azzurri avessero trasformato in gol nel secondo tempo tutte e tre le principali mancate realizzazioni ad opera di calciatori definiti “epici eroi”.
La narrazione di “cuore e grinta”, ieri sera e nei mesi precedenti, per mettere sotto il tappeto l’evidenza di una involuzione del business del pallone. Paradossalmente, temi e argomenti distillati, con sapienza quasi luciferina, dallo stesso principale imputato di questo prossimo (e inutile) processo, il presidente Figc Gabriele Gravina.
Fresco di “trucco e parrucco”, elegante, Gravina si è esibito davanti ai microfoni con sicurezza. Dà del tu ai giornalisti dei giornaloni, sa il fatto suo. Non lo preoccupano, probabilmente, nemmeno le copertine di oggi dei due principali quotidianio sportivi, ispirati da una rara fantasia (sic): un uguale “Tutti a casa”.
La Rai sdogana la crisi
Da un po’ di minuti, il quartetto di cronisti e commentatori Rai aveva abbandonato la cronaca paludata, l’enfasi di Alberto Rimedio (“Ragazzi, ha toccato con la mano”, inseguendo un rigore che nemmeno gli stonati azzurri reclamavano), per abbracciare un giustizialismo mai finora invocato. Tutto questo, alla fine di una giornata che ha celebrato il “pasticcio” del Comune di Milano sul San Siro con Inter e Milan. C’entra qualcosa, in tutto questo quasi finto caos, il sindaco Beppe Sala che dice “per il bene di Milano”?
Più netto ed estremo Lele Adani, più equilibrato ma altrettanto disgustato Andrea Stramaccioni. L’ex allenatore aveva stigmatizzato la codardia di azzurri e dirigenti assenti al commento a caldo dopo il coraggio e le lacrime di Leonardo Spinazzola (che aveva citato il sogno spezzato dei “bambini italiani”) e le scuse di Gennaro Gattuso.
Assai pessimista Rimedio – per lui, anche con un azzeramento totale, non cambierà nulla – sempre fastidiosamente aziendalista Alessandro Antinelli. Prontissimo a cavalcare ogni estremo commento degli altri per poi riportare il quadro in carreggiata. Fino all’entusiasmo fuori misura per la squadra Rai che ha fatto il suo dovere a Zenica.
Una Nazionale fragile
“Siamo una Nazionale fragile”, ha detto Adani. Meglio rimanere fuori, quindi, da un Mondiale targato Trump? Tutti i danni sono stati elencati. Non abbiamo imparato da Francia e Spagna, pure loro fuori per due edizioni dal Mondiale. Non abbiamo imparato dalla Turchia che Montella porta al campionato del mondo. “Dopo aver sospeso il campionato”, è stato sottolineato.
In Italia – povero Palestra con le mani nei capelli dopo aver buttato il sangue lungo tutto il match – non si punta sui giovani. I club tengono più ai diritti tv, alla Supercoppa, ai soldi arabi e alle ossa di cristallo dei loro superpagati calciatori che alle convocazioni a Coverciano.
Gravina, “campione italiano”
Gravina è il “campione italiano”, le dimissioni per il caso Nazionale non lo intimoriscono. Dopo il commento a caldo, al suo fianco un Gattuso che piagnucola sul suo destino personale poco rilevante perché si è già adagiato nel mood del presidente. Un mandato da valutare nel Consiglio federale dei prossimi giorni. Uno stonatissimo Gigi Buffon rivela la scelta. Tutti al loro posto fino a giugno. In Consiglio, Gravina si presenterà con i canini affilati. E la politica – minaccia- non si azzardi, per lui, a scimmiottare il “dimissionismo” improvvisamente assurto a trend nazionale dopo la botta del referendum.
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