Patto di Stabilità, furia Confimi: “Il No Ue? Una provocazione”
Imprenditori delusi da Bruxelles: "Certificata inadeguetezza di chi ci amministra"
Patto di Stabilità, la rigidità di Bruxelles non convince gli imprenditori di Confimi. Che, anzi, ci vanno giù durissimi contro l’impostazione ultra rigida dei paletti del Patto che rischia, adesso, di complicare e non poco il cammino delle imprese e delle economie in un momento storico delicatissimo. La polemica si rifà alle affermazioni giunte ieri da una portavoce della Commissione Ue che, replicando all’ipotesi ventilata dal ministro all’Economia Giorgetti di aprire a una discussione sulla clausola di salvaguardia, aveva seccamente negato ogni possibilità, almeno per ora. Assumendo che, allo stato attuale, l’Unione europea non si trova in stato di “grave recessione”.
Confimi, il Patto di Stabilità e la Commissione Ue
Le parole giunte da Bruxelles hanno fatto infuriare gli imprenditori di Confimi che, sul Patto di Stabilità, hanno idee diametralmente diverse da quelle degli eurocrati. “Il no della Commissione europea all’ipotesi di sospensione del Patto di Stabilità è la certificazione dell’inadeguatezza di chi amministra, della scarsa conoscenza economica, della fedeltà irrazionale ai numeri e della distanza della vera politica dalla gente e dalle imprese”, ha tuonato Paolo Agnelli, presidente di Confimi Industria, replicando alla dichiarazione di ieri della Commissione europea, secondo cui la clausola di salvaguardia generale del Patto di Stabilità e crescita può essere attivata solo in caso di grave recessione, scenario che attualmente non ricorre.
“Una provocazione”
Per Agnelli “dichiarare che non siamo ancora in recessione è una provocazione insopportabile: in realtà stiamo continuando ad andare senza freni, con il rischio di schiantarci a breve, e l’Italia ha un rapporto deficit/Pil al 3,1% anziché al 3 per cento.” La conclusione del presidente di Confimi è netta e si allarga anche oltre al tema del Patto di Stabilità: “La politica italiana rifletta bene con chi ha che fare e dove rischiamo di finire. Bene ha fatto il ministro Giorgetti a richiedere una riflessione a livello europeo, perché se la situazione non cambia, ciò sarà inevitabile”.
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