L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Politica

Selezioniamo gli immigrati. Non tutte le culture sono assimilabili

di Alessandro Scipioni -


L’Occidente intero, e l’Europa in particolare, si trovano di fronte a un bivio storico che non può essere condizionato dalle folli remore del politicamente corretto.

L’Italia sta affrontando un declino demografico drammatico che sul lungo periodo assume le sembianze di un lento ma inesorabile suicidio di massa. Davanti a questa emergenza, la risposta strutturale delle élite economiche e globaliste è sempre la stessa, pigra e pericolosa; rimpiazzare i vuoti con quote crescenti di immigrazione, riducendo l’esistenza di una nazione a una mera equazione contabile.

Ma un popolo non è un mero insieme lavoratori o di consumatori. Abbiamo una storia, una cultura millenaria, legami di sangue profondi e un debito d’onore eterno verso coloro i quali hanno sacrificato la vita per la nostra libertà e la nostra indipendenza. Abbiamo l’obbligo morale e civico di perpetuare noi stessi, trasmettendo la nostra civiltà attraverso i nostri figli.

La denatalità si combatte rimettendo la famiglia al centro e attuando forti politiche demografiche interne, non delegando la sopravvivenza a dinamiche demografiche esterne. Tuttavia, la realtà dei fatti impone pragmatismo e non si può negare che vi sia un bisogno di forza lavoro nell’immediato.

Il vero nodo politico e antropologico risiede dunque in una domanda cruciale, ossia quali paesi possono oggettivamente fornire i nuovi italiani di domani?

Sia chiaro che chi scrive non muove da pulsioni islamofobiche. Al contrario, si fonda sul massimo rispetto per la religione, la cultura, la civiltà e la storia dei paesi islamici. Proprio per via di questo profondo rispetto, occorre guardare i fatti con assoluto realismo. L’Europa non può illudersi di assorbire flussi massicci provenienti da nazioni con un’identità forte proprio mentre attraversa una crisi spirituale e di valori senza precedenti.

La nostra è diventata una società liquida, che mette costantemente in discussione le proprie radici. Come può un giovane straniero sentirsi attratto o assimilato da un modello occidentale privo di certezze, quando la sua tradizione d’origine e familiare gli offre riferimenti certi?

Nell’Islam la famiglia rappresenta un nucleo solido e strutturato, mentre in Occidente quel modello è in piena crisi, se non talvolta del tutto scomparso.

L’inassimilabilità non è una colpa dello straniero, ma una conseguenza logica della nostra fragilità culturale.
La selezione dei flussi migratori diventa quindi una necessità vitale. Non basta valutare le competenze professionali o il valore aggiunto economico. Dobbiamo operare una selezione basata sulla provenienza culturale. Questo approccio non ha nulla a che vedere con il razzismo, poiché la razza non c’entra affatto. È una questione di compatibilità di civiltà. Un immigrato africano proveniente da un contesto cristiano risulterà intrinsecamente più assimilabile rispetto a chi proviene dalle realtà teocratiche o fortemente tradizionaliste del Maghreb o
dell’Indonesia.

Le cronache ci mostrano ragazzi di seconda e terza generazione che mettono a ferro e fuoco le città europee che hanno dato loro tutto. Hanno in tasca un passaporto che non riflette il sentimento di appartenenza del loro cuore.

Calciatori nati e cresciuti in Germania che, dopo aver vinto competizioni importanti, dedicano la vittoria alla terra dei nonni e non al paese natale. Se il legame identitario fallisce anche dopo generazioni, significa che l’Europa si deve fare delle domande profonde, così come in parte stanno facendo gli Stati Uniti.

Per impedire l’annientamento culturale e una reale sostituzione etnica, l’immigrazione da determinati paesi deve essere resa virtualmente impossibile, salvo rare eccezioni, privilegiando invece le culture più conciliabili. Pensiamo veramente che il politicamente corretto metterà al riparo il mondo occidentale dalle grandi lacerazioni che stiamo vedendo ogni giorno?

La resa culturale di una società che invecchia non disegna un orizzonte pacifico. Spesso le scelte più complesse sono quelle che vanno fatte subito.

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