L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Attualità

Il parroco fissa le comunioni il 25 aprile, insorge l’Anpi

Diventa virale la polemica in Brianza, tra i partigiani di Arcore e il parroco di Lesmo

di Pietro Pertosa -


Il parroco fissa le comunioni per il 25 aprile, l’Anpi lo contesta. Una polemica alla Peppone e don Camillo che riporta nel 2026 le antiche vicende narrate da Giovannino Guareschi nell’immediato Dopoguerra e le sposta dalla “bassa” e da Brescello alla placida Brianza e, in particolare, ad Arcore. Una vicenda che si incista nelle tante polemiche che stanno fioccando proprio in queste ore. Ogni evento che “offuscherebbe” le celebrazioni della giornata sono finite nel mirino dei “comunicati” dei partigiani. Ma quello che accade in Lombardia è diventato già virale.

Il parroco mette le comunioni il 25 aprile, l’Anpi insorge

La nota dell’Anpi di Arcore è tutta contro la decisione del parroco di Lesmo che aveva scelto questa data per impartire il sacramento della prima comunione ai ragazzini. La decisione, però, ha scontentato i “partigiani” di Arcore: “La scelta di celebrare le Prime Comunioni il 25 Aprile, presso la parrocchia di Lesmo e Correzzana, appare una decisione inopportuna perché non permette ai cittadini di partecipare alla celebrazione istituzionale. Questa data non è una giornata qualsiasi: ricorda la liberazione dal nazifascismo ed è un simbolo di sacrificio, lotta e rinascita democratica per tutto il Paese”. Niente eucarestia, dunque. Siamo partigiani.

Dopo Vance, pure i partigiani danno lezioni agli uomini di Chiesa

Non è finita. Perché viviamo in un’epoca in cui tutti, suppergiù, si sentono capaci di far lezioni ai preti. L’Anpi di Arcore, dopo il vicepresidente americano Jd Vance, non si tira indietro. “Celebrare un Sacramento così importante proprio il 25 Aprile, senza considerare il significato della giornata, rischia di essere una mancanza di rispetto verso la memoria di chi ha combattuto e sacrificato la propria vita — compresi tanti uomini di Chiesa — per la libertà di cui godiamo oggi”. E ancora: “Non si tratta di mettere in conflitto fede e memoria civile, ma di riconoscere quanto siano legate tra loro. Sarebbe stato meglio trasformare questa occasione in un momento di riflessione e insegnamento, soprattutto per i più giovani, per aiutarli a capire come il valore della libertà trovi radici anche nei valori evangelici”.


Torna alle notizie in home