Bagarre alla Camera sul decreto Sicurezza
Una norma sbagliata, tanto da risultare indigesta al Colle, e un tentativo irrituale di porvi rimedio. Un mix esplosivo deflagrato prima nel dibattito politico sul decreto Sicurezza e poi scoppiato anche nell’aula della Camera. Mai come questa volta, infatti, la bagarre nell’emiciclo di Montecitorio era assolutamente annunciata. Sia perché la soluzione scelta dalla maggioranza per porre rimedio ai rilievi del Quirinale è oggettivamente borderline, sia perché si era abbondantemente capito che su questo provvedimento l’opposizione non aspettava altro che mettere in atto una sceneggiata in grande stile. L’idea di un nuovo decreto – necessario a correggere la misura sul compenso per gli avvocati degli immigrati irregolari i cui clienti optano per il rimpatrio nel proprio Paese – da approvare appena dopo il via libera di quello Sicurezza, per evitare il rischio di una mancata firma del Presidente delle Repubblica, è oggettivamente una forzatura.
La bagarre alla Camera
Non di meno distorte sono però le reazioni e alcune strampalate congetture dell’opposizione che hanno solamente generato ulteriore confusione. Le solite accuse di attacco alla democrazia, di atteggiamenti illiberali e incostituzionali. Ma non solo. Anche banchi del governo occupati dopo il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità, il dem Arturo Scotto che si è fatto espellere per il ripetuto rifiuto di alzarsi dai posti posti riservati a ministri e sottosegretari e la collega Deborah Serracchiani che tira in causa il presidente dell’altro ramo del Parlamento, Ignazio La Russa. A detta della deputata Pd, se il governo ha optato per la strada della quasi contestuale approvazione di un nuovo decreto invece di modificare quello all’esame della Camera è perché il presidente del Senato avrebbe confidato – non si capisce a chi – di non essere in grado di garantire la presenza dei senatori di maggioranza nell’aula di Palazzo Madama sabato.
Oggi il voto di fiducia
Una teoria subito smentita dallo staff del diretto interessato che però ha contribuito a inasprire ulteriormente il clima in una giornata già decisamente caotica. Nel frattempo il governo, come ampiamente annunciato, ha chiesto la fiducia sul provvedimento. La chiama inizierà questa sera attorno alle 18. Dopodiché inizierà con molta probabilità una seduta fiume che porterà all’approvazione definitiva del decreto Sicurezza, in scadenza sabato, entro venerdì. Nonostante il testo sarà in parte subito sostituito da una nuova norma del governo, Giorgia Meloni nega ci si trovi dinanzi a un “pasticcio” e blinda la norma incriminata ritenendola di “assoluto buon senso”.
La linea della maggioranza sulla norma incriminata del decreto Sicurezza
La premier relega l’incidente alla necessità di raccogliere “alcuni rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati” per trasferirli in un provvedimento ad hoc. Più tranchant Matteo Salvini che a proposito delle obiezioni del Colle ha detto di non stupirsi più di nulla. Dalla maggioranza è invece Forza Italia a prendere, seppur con cautela, le distanze dalla linea degli alleati. “Uno Stato liberale deve mettere tutti nelle condizioni di far valere le proprie ragioni, soprattutto i più deboli”, sostiene il capogruppo azzurro alla Camera Enrico Costa. “E deve garantire agli avvocati la possibilità di svolgere il proprio lavoro con la massima autonomia, libertà e indipendenza, senza alcuna ambiguità”, aggiunge a proposito della misura finita nell’occhio del ciclone.
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