Dalla fumata bianca al Senato, a quella ‘verde’ in piazza Montecitorio, al rischio disco rosso del Colle
Dalla fumata bianca dello scorso venerdì al Senato a quella ‘verde’ di ieri in piazza Montecitorio, con il rischio concreto di un disco rosso del colle. Al momento è questo lo stato in cui versa il nuovo decreto Sicurezza sbarcato ieri alla Camera. Il provvedimento, suonato fin da subito divisivo, non ha finora avuto una vita facile, tanto che già l’esame a Palazzo Madama è stato contrassegnato da diversi problemi e da una dilazione dei tempi. Il decreto scade infatti il 25 aprile, termine ultimo per la sua conversione definitiva in sede parlamentare. Proprio per questo motivo è stato fin da subito chiaro che sarebbe stato blindato dalla fiducia, anche per provare a sterilizzare l’annunciata levata di scudi dell’opposizione.
Magi e la cannabis dentro e fuori Montecitorio
Ne è un esempio l’azione dimostrativa del deputato di +Europa Riccardo Magi che ieri si è messo a fumare cannabis appena fuori dalla Camera per protestare contro la nuova stretta sulle droghe introdotta dal decreto Sicurezza. Poco prima, nel corso di una conferenza stampa all’interno di Montecitorio, Magi aveva esibito un vasetto di vetro contenente cannabis sostenendo che “questa nel barattolo fa decisamente meno male rispetto a quello che è previsto dal testo del nuovo decreto”. Al netto dei polemici gesti dimostrativi sul decreto incombe però un problema tecnico ben più grave. E che minaccia la possibilità di convertirlo entro i pochi giorni ancora a disposizione. Il punto incriminato è stato introdotto nel corso dell’esame al Senato e vede adesso concentrata l’attenzione del Quirinale.
I dubbi del Colle
Riguarda la norma che prevede un compenso per gli avvocati che si occupano dei rimpatri volontari i cui clienti decidono di far rientro nel Paese di origine. Una previsione che non ha mancato di dividere la stessa maggioranza. E che ieri, dopo che sono filtrati i dubbi del Colle, si è abbattuta come un macigno mentre erano in corso i lavori in commissione. Il rischio è che se il testo del decreto rimanesse così com’è il Presidente della Repubblica possa decidere di non firmarlo. I tempi per una modifica alla Camera e un nuovo passaggio al Senato per l’approvazione del provvedimento con lo stralcio della misura incriminata da parte di entrambi i rami del Parlamento non sembrano però esserci. La maggioranza sta quindi lavorando a una soluzione che consenta di mettere una toppa.
L’eventualità di dover scrivere un nuovo decreto sicurezza
Tecnicamente è però complicato procedere senza rendere necessario un nuovo passaggio a Palazzo Madama. Il capogruppo di Forza Italia, Enrico Costa, aveva proposto di risolvere la questione con un ordine del giorno. Così da impegnare il governo a rimettere successivamente mano alla norma. L’escamotage non convince però il Quirinale che, a quanto si apprende, ha messo sotto la lente di ingrandimento il passaggio incriminato e attende che si individui in Parlamento una soluzione percorribile. Che parrebbe non esserci. Tanto che fonti della maggioranza fanno presente come i tempi siano già risicati anche senza intervenire con modifiche. Figurarsi a dover prevedere una nuova lettura al Senato. E’ così che si fa sempre più strada la convinzione che l’unica alternativa sia quella di alzare bandiera bianca e procedere con un nuovo decreto.
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