Kratom, la nuova droga (legale) che ricorda il Fentanyl
Nel 2010, i centri antiveleni americani registrarono 19 segnalazioni legate al kratom. Nel 2023, erano 1.242. Un incremento del 6.500% in tredici anni.
Kratom: da 19 a 1.242 casi negli USA in tredici anni
I dati vengono da uno studio pubblicato sulla rivista Addiction e condotto da Ryan Feldman del Medical College of Wisconsin. L’analisi si basa sui registri dei poison control center statunitensi, che raccolgono in tempo reale le segnalazioni di esposizione a sostanze potenzialmente tossiche sull’intero territorio nazionale.
Il kratom (nome tecnico Mitragyna speciosa) è una pianta originaria del Sud-Est asiatico. A basse dosi può produrre effetti stimolanti. Ad alte dosi, invece, si lega ai recettori oppioidi del sistema nervoso centrale –le stesse strutture biologiche cui si legano morfina, fentanyl e ossicodone– causando sedazione e analgesia. Negli Stati Uniti si vende in molti stati sotto forma di capsule, polvere o estratti concentrati.
Il suo mercato è cresciuto in parallelo alla crisi degli oppioidi. Molti consumatori lo usano come alternativa ai farmaci antidolorifici o per attenuare i sintomi dell’astinenza. Il mercato americano vale oggi circa due miliardi di dollari, con un tasso di crescita annuo superiore al 17%.
I casi gravi –disabilità significativa o morte– sono passati da zero nel 2010 a 158 nel 2023. La curva non si è stabilizzata. Il dato più rilevante non è il numero assoluto: è la sua traiettoria.
Uno su sette finisce in ospedale
I ricercatori hanno analizzato i casi legati all’uso esclusivo della sostanza, scartando le esposizioni a diverse sostanze. Il risultato è preciso: circa uno su sette richiede il ricovero ospedaliero. Uno su sedici necessita di terapia intensiva.
Gli effetti avversi documentati includono convulsioni, aritmie cardiache, danni epatici e insufficienza respiratoria. Nessuno di questi esiti è marginale. Quando il kratom viene assunto insieme ad altri farmaci come oppioidi, benzodiazepine o antidepressivi, i rischi si moltiplicano in misura significativa.
C’è un ulteriore problema, strutturale. Chi compra kratom spesso non sa esattamente cosa sta assumendo. Non esistono standard di qualità obbligatori a livello federale. Le concentrazioni di principio attivo variano enormemente tra un prodotto e l’altro. Un consumatore che ha sviluppato una certa tolleranza con una formulazione può andare incontro a un overdose con un’altra dello stesso tipo ma di diversa origine o lavorazione.
Questo schema è già noto. È lo stesso che ha caratterizzato i primi anni della crisi del fentanyl: una sostanza che agisce sui recettori oppioidi, un mercato privo di controlli, una percezione del rischio bassa tra chi la utilizza. La differenza è che il fentanyl era sintetico. Il kratom viene da una pianta, e questo, culturalmente, abbassa ulteriormente la guardia.
Il vuoto normativo che divide gli Stati
Il kratom non è regolato a livello federale negli Stati Uniti. La FDA non lo ha approvato per nessun uso medico. La DEA ha valutato più volte di inserirlo tra le sostanze controllate, ma ha sempre rinviato la decisione.
Nel frattempo, ogni Stato ha legiferato in autonomia. Sei stati –Alabama, Arkansas, Indiana, Rhode Island, Vermont, Wisconsin– lo hanno vietato. La maggior parte degli altri lo tollerano, con gradi variabili di regolamentazione. Alcuni hanno adottato il Kratom Consumer Protection Act, una normativa statale che fissa limiti di età e standard minimi di etichettatura, senza però incidere sulla composizione chimica o sulla qualità dei prodotti.
Gli autori segnalano però un ostacolo: il dibattito politico sulla regolamentazione è bloccato dalla carenza di evidenze scientifiche solide e indipendenti. Una parte significativa della ricerca disponibile è finanziata dall’industria. Le evidenze terze, invece, sono scarse.
Kratom: il prossimo capitolo della crisi degli oppioidi?
Il parallelo con il fentanyl non è puramente retorico. Il fentanyl ha devastato gli Stati Uniti perché si è inserito in un sistema già dipendente dagli oppioidi, in un contesto in cui la regolamentazione è arrivata troppo tardi. Il kratom segue una traiettoria analoga, con numeri ancora contenuti ma in accelerazione costante.
I ricercatori concludono che il fenomeno è destinato a rimanere rilevante nel prossimo futuro. Sono necessarie ulteriori ricerche indipendenti per orientare le decisioni normative e sanitarie. Nel frattempo, la curva dei casi gravi continua a salire.
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