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Esteri

Pizzaballa: “Dolore è di tutti ma c’è chi occupa e chi è occupato”

Denunciata la totale assenza dello Stato di diritto in Palestina, con un continuo aumento degli insediamenti

di Ernesto Ferrante -


Il dolore attraversa tutta la Terra Santa ma le situazioni “non sono tutte identiche”. Non si può “stilare una graduatoria della sofferenza” ma “esiste una differenza tra chi esercita il potere e chi lo subisce, tra chi governa e chi è governato, tra chi possiede le armi e chi ne è minacciato, tra chi occupa e chi è occupato”. A scriverlo è il Patriarca di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, in una lettera pastorale ai fedeli della sua diocesi sottolineando che “le responsabilità sono diverse. Riconoscere questa differenza è un atto di rispetto verso la giustizia e la verità”. Serve “guarigione dall’odio e dalla memoria tossica”.

Pizzaballa denuncia la gravità della situazione in Palestina

Lo spegnimento dei riflettori, dovuto alla guerra causata dall’aggressione di Usa e Israele all’Iran, ha favorito nuovi abusi da parte dello Stato ebraico. Dopo il dramma della Striscia di Gaza, sta emergendo in tutta la sua gravità quello della Palestina dove “la situazione si deteriora di giorno in giorno”, “è lì che si sta decidendo il futuro del conflitto israelo-palestinese”. “Aumentano le aggressioni causate dall’occupazione – ricorda il cardinale Pizzaballa – e dalla totale assenza dello Stato di diritto, con un continuo aumento degli insediamenti” autorizzati dal governo Netanyahu. Per il Patriarca “se non si interrompe questa deriva, il rischio è la cristallizzazione di una situazione di occupazione permanente che erode ogni possibilità di una soluzione giusta e condivisa”.

I luoghi santi non possono legittimare la violenza

Pizzaballa affronta anche la questione della strumentalizzazione dei luoghi santi sottolineando che “dovrebbero essere spazi di preghiera” e invece “vengono invocati per giustificare violenze, occupazioni, terrorismo”. “Questo abuso del nome di Dio credo sia il peccato più grave del nostro tempo”, conclude il cardinale.


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