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Ryanair “snobba” Berlino: un “divorzio” da 2 milioni di passeggeri

La compagnia cancellerà sei rotte: parte dalla Germania la "crociata" di O' Leary contro le policy Ue

di Dave Hill Cirio -


Il re del low-cost dei cieli, Michael O’Leary, ha deciso di staccare la spina alla capitale tedesca, e lo ha fatto con il consueto stile provocatorio che sa di sfida aperta ai governi europei: Ryanair “lascia” Berlino.

Ryanair “lascia” Berlino: perché?

Non è solo una mossa commerciale, è un terremoto nel gossip finanziario dei cieli. Ryanair taglierà il 20% della sua operatività a Berlino-Brandeburgo a partire dalla stagione invernale.

Tradotto in numeri, significa la cancellazione di ben sei rotte e la perdita di circa 750mila posti a sedere, un colpo durissimo per uno scalo che faticava già a decollare dopo i ben noti ritardi infiniti della sua costruzione. Posti a sedere “persi” che portano la stima dei “viaggiatori” da cancellare fino a 2 milioni.

O’ Leary contro il governo tedesco

Dietro il paravento della “scarsa competitività”, si consuma un retroscena di veleni legato ai costi.

O’Leary ha puntato il dito contro l’aumento vertiginoso delle tasse sui passeggeri imposto dal governo tedesco e i costi di gestione aeroportuale dello scalo berlinese, definiti “insostenibili”.

Ma il vero convitato di pietra è il prezzo del jet fuel, che nel 2026 continua a ballare pericolosamente sopra le stime di budget. Mentre le altre compagnie cercano di assorbire i costi, Ryanair ha scelto la linea dura: se un aeroporto non abbassa le tariffe per compensare il caro-carburante e le tasse statali, gli aerei si spostano dove il business è più “leggero”, come in Italia, Polonia o Spagna.

La Germania, “vittima sacrificale”?

Il “gossip” che corre tra gli analisti di Wall Street e della City suggerisce che Berlino sia stata usata come vittima sacrificale per lanciare un avvertimento a tutta l’Eurozona.

Ryanair non accetterà passivamente la politica della transizione ecologica “punitiva” (l’obbligo di carburanti Saf più costosi) senza che i governi taglino le altre tasse.

La fuga da Berlino è un segnale di fumo inviato direttamente alla Commissione Europea e ai regolatori tedeschi, accusati di proteggere il monopolio di Lufthansa a scapito delle compagnie che garantiscono il turismo di massa.

Cosa “pagano” i viaggiatori?

Il risultato per i passeggeri è un ritorno al passato. Meno voli, meno concorrenza e prezzi dei biglietti destinati a salire vertiginosamente proprio sulla tratta Berlino-Resto d’Europa.

La capitale della nazione più potente del continente si ritrova così declassata a scalo secondario per il colosso irlandese, che nel frattempo annuncia basi record altrove.

Una mossa da pokerista consumato che conferma come, per O’Leary, la lealtà verso un hub non esista. Esiste solo il profitto per ogni singolo litro di cherosene consumato.


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