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Politica

Roma Capitale, il Pd si astiene e Meloni attacca: “Impegni traditi”

La furia della premier: "Impossibile fare le riforme condivise, Gualtieri e i dem ne risponderanno ai cittadini"

di Paolo Diacono -


Il Pd si astiene sulla riforma costituzionale per Roma Capitale e Meloni diventa una furia. La presidente del consiglio dei ministri ha puntato direttamente il dito contro i dem. Con cui, secondo la premier, adesso diventa impossibile intavolare ogni tipo di dialogo. Ed è proprio a loro, e alla decisione di esprimersi contro la proposta di legge, che addossa ogni responsabilità della rottura politica di un processo bipartisan che avrebbe dovuto portare al rafforzamento dei poteri istituzionali in capo al Campidoglio.

Roma Capitale fa litigare Meloni e il Pd

Il post di Meloni parte dalla notizia dell’approvazione della legge. “È stata approvata oggi, in prima lettura alla Camera, la riforma costituzionale per rafforzare il ruolo di Roma Capitale e per attribuire al Campidoglio i poteri legislativi necessari per occuparsi di materie che toccano da vicino la vita dei romani e l’interesse dell’Italia tutta, perché una Capitale che funziona aiuta la crescita dell’intera Nazione”. Una premessa al j’accuse che la premier rivolge agli avversari: “Con amarezza e stupore dobbiamo registrare la decisione del Partito Democratico di astenersi. È una scelta che colpisce molto perché, com’è noto, il testo del ddl costituzionale ha raccolto nel corso dell’esame parlamentare le proposte presentate dal Sindaco di Roma, Roberto Gualtieri”.

“Traditi gli impegni presi”

Meloni punta il dito sul Pd e il caso di Roma Capitale rompe ogni ipotesi di dialogo: “Oggi, però – ha scritto ancora la premier -, il Partito Democratico decide di non rispettare gli impegni presi e di interrompere un processo costituente pienamente condiviso, e che aveva visto finora il pieno coinvolgimento del Campidoglio e della Regione Lazio e che aveva trovato maturazione in Parlamento”. Il giudizio è tranchant: “È impossibile accogliere l’invito del Pd a fare riforme condivise, se poi è lo stesso Pd a non votare una riforma condivisa e che rafforza il ruolo istituzionale della Capitale, a prescindere da chi la governa oggi e la governerà domani”. Fine dei giochi: “Oggi si interrompe un processo costituente, e i responsabili di questa scelta hanno nomi e cognomi. Il Pd e il Sindaco Gualtieri dovranno rendere conto di questa scelta di fronte ai cittadini”.


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