UE contro Meta, il 12% degli under 13 ha un account social
epa12891274 Executive Vice-President of the European Commission for Technological Sovereignty, Security, and Democracy Henna Virkkunen attends a press conference on online child safety and age verification tools at the European Commission headquarters in Brussels, Belgium, 15 April 2026. Von der Leyen announced that the EU's age verification app is technically ready and will soon become available to allow users to prove their age when accessing online platforms. EPA/OLIVIER HOSLET
Il 12% degli under 13 hanno un profilo social
Per aprire un profilo su Instagram o Facebook bastano pochi secondi e una bugia. Ad oggi per un minore che vuole aggirare i limiti d’età basta inserire una data di nascita falsa. Il risultato, secondo la Commissione europea, è che il 12% dei bambini sotto i 13 anni nell’Unione europea usa almeno una delle due piattaforme social di Meta.
Oggi la vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen ha reso pubblica la conclusione preliminare di un’indagine avviata quasi due anni fa: Meta avrebbe violato il Digital Services Act, la legge europea che regolamenta proprio le Big Tech. L’errore sembrerebbe essere sistemico: Meta sapeva che i suoi utenti minimi dovevano avere 13 anni, ma non ha fatto abbastanza per garantirlo.
Cos’è il Digital Service Act?
Il Digital Services Act, già in vigore dal 2023, impone precisi obblighi di diligenza nella valutazione e mitigazione dei rischi, inclusi quelli che riguardano i minori. Le sanzioni previste arrivano fino al 6% del fatturato annuo globale e per Meta, che nel 2024 ha registrato ricavi superiori ai 160 miliardi di dollari, la cifra sarebbe sostanziosa.
Le conclusioni della Commissione identificano tre punti critici. Primo: al momento della registrazione non esiste alcun meccanismo efficace per verificare la data di nascita. Secondo: il modulo per segnalare utenti under 13 richiede fino a sette clic per essere raggiunto, non è precompilato e spesso non genera alcun riscontro. Terzo: anche quando un minore viene segnalato, può continuare a usare il servizio senza alcuna interruzione.
La risposta di Meta
“Non concordiamo con questi risultati preliminari”, ha dichiarato un portavoce dell’azienda. Meta ribadisce di disporre di strumenti per individuare e rimuovere gli account di chi non raggiunge l’età minima, e annuncia l’imminente presentazione di nuove misure. La replica è formalmente corretta: qualcosa esiste. Il problema, secondo Bruxelles, è che non funziona.
Il dato del 12% non è una stima, ma merge dall’indagine della Commissione stessa. Significa che su una platea di, poniamo, dieci milioni di bambini europei sotto i 13 anni, oltre un milione ha un profilo attivo su Instagram o Facebook. Questi ragazzi verrebbero esposti ad algoritmi progettati per adulti, a contenuti inappropriati, al rischio di adescamento e cyberbullismo. La tutela dei minori online, ha detto Virkkunen, non può essere scaricata integralmente sulle famiglie attraverso il parental control. “Anche le piattaforme devono assumersi le loro responsabilità.”
L’app europea: un’architettura ispirata al green pass
La risposta di Bruxelles non si esaurisce nell’accusa. Il 15 aprile la Commissione ha presentato una propria app per la verifica dell’età, il cui sviluppo tecnico è ora completato. Il modello ricorda il green pass pandemico: l’utente dimostra la propria identità al momento dell’installazione, ma l’app non trasmette alle piattaforme altri dati personali. Un sistema di attestazione, non di sorveglianza.
Ora la palla passa agli Stati membri, che dovranno recepire l’architettura tecnica comune e renderla disponibile entro la fine dell’anno, come app autonoma o integrata nei wallet digitali nazionali. La Commissione pubblicherà anche elenchi di provider conformi agli standard fissati, tra cui potranno scegliere i singoli paesi. Non mancano le fragilità: nei giorni successivi all’annuncio, alcuni ricercatori hanno dimostrato di poter aggirare il sistema in pochi minuti. Virkkunen ha ammesso la difficoltà, senza rinunciare all’obiettivo.
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