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Politica

“Non fu sequestro di persona”, le motivazioni della Cassazione su Open Arms e Salvini

Gli ermellini depositano la sentenza, Bongiorno: "Certificata in modo netto la correttezza dell'operato del ministro"

di Paolo Diacono -


“Non fu sequestro di persona”, nelle motivazioni della sentenza le ragioni che hanno portato la Cassazione a confermare l’assoluzione dell’ex ministro agli Interni Matteo Salvini sul caso Open Arms. Una vicenda lunga, spinosissima, su cui s’è consumato uno scontro politico che non ha avuto altri precedenti se non nella battaglia decennale del Cav contro la magistratura e il centrosinistra. Oggi, però, le motivazioni della Cassazione spiegano cosa c’è dietro le ragioni dell’assoluzione.

Open Arms, le motivazioni della Cassazione su Salvini

Secondo gli ermellini, non si trattò di un sequestro di persona. Ciò perché, scrivono a chiare lettere i magistrati, non fu impedito all’Ong di far rotta verso altre direzioni. Salvini, come emerge dalle motivazioni della sentenza della Cassazione, non costrinse Open Arms né privò della libertà operatori e migranti soccorsi. Pertanto, secondo la Suprema Corte, al ministro Matteo Salvini e al suo operato non possono applicarsi i margini del sequestro di persona.

Esulta Giulia Bongiorno

“La sentenza della Cassazione, in piena aderenza agli atti, ha certificato in modo netto e inequivocabile la correttezza dell’operato dell’allora Ministro dell’Interno, Matteo Salvini nel caso Open Arms”. Lo ha affermato in una nota l’avvocato dell’ex titolare del Viminale. “I migranti, a cui l’Italia ha sempre  fornito cure e assistenza,  scrive la Cassazione, non sono mai stati privati della libertà personale. E la nave – ha ricordato Bongiorno – avrebbe potuto far rotta in Spagna ove era stato assegnato un posto sicuro di sbarco”.


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