L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Giustizia

L’Eclissi della Procedura: Il “Caso Salerno” tra Diritto e Consenso Popolare

L’analisi di Luigi Bobbio sul caso Vassallo: il comunicato delle Procure di Salerno tra anomalie procedurali e ricerca del consenso. Quando la Costituzione piange

di Anna Tortora -


Il comunicato stampa n. 72/2026, emesso congiuntamente dalla Procura della Repubblica e dalla Procura Generale di Salerno, si impone come un documento di eccezionale rilevanza per comprendere la parabola evolutiva della magistratura inquirente in Italia. L’atto annuncia formalmente il ricorso in appello avverso la sentenza di non luogo a procedere nel caso dell’omicidio di Angelo Vassallo, ma lo fa attraverso una modalità che solleva interrogativi profondi sulla tenuta delle gerarchie processuali. In questo scenario, la riflessione del magistrato Luigi Bobbio si configura come un richiamo all’ortodossia costituzionale, denunciando quella che appare come una metamorfosi della funzione giudiziaria in azione politica.

Il commento di Luigi Bobbio

“L’impugnazione di un provvedimento reso in fase di indagini preliminari è un atto esclusivo della Procura della Repubblica presso il tribunale a meno che l’indagine non sia stata avocata dalla Procura generale presso la Corte di appello. Che c’entra quindi, al netto della anomalia del ‘comunicato’, la condivisione e l’intesa con la Procura generale? Niente, ovviamente. È un gesto politico di un comunicato politico del tutto estraneo nella forma e nel contenuto alle regole e alle corrette dinamiche procedurali. Ma ormai, dopo il referendum, tutta la magistratura si sente e opera come un soggetto politico legittimato dal consenso popolare che punta a stabilizzare e incrementare. E la Costituzione piange.”

Analisi Critica: La Magistratura come Soggetto Politico

La critica di Bobbio si muove su un binario di estremo rigore tecnico, individuando il punto di rottura proprio nella partecipazione della Procura Generale a un atto che, per norma di rito, appartiene in via esclusiva al Procuratore della Repubblica. Tale intesa non possiede alcun valore giuridico aggiunto e si configura esclusivamente come una sovrapposizione simbolica finalizzata a una ricerca di legittimazione esterna. Secondo la tesi di Bobbio, la magistratura non si limiterebbe più a cercare la verità nelle aule, ma cercherebbe una validazione nell’opinione pubblica, presentandosi come un blocco monolitico e indissolubile attraverso la spettacolarizzazione del ricorso. Questo annuncio mediatico trasforma una scelta tecnica in un proclama etico-politico volto a stabilizzare il consenso sociale attorno all’operato inquirente, configurando un vulnus costituzionale in cui l’equilibrio dei poteri viene scosso da una magistratura che occupa gli spazi comunicativi della politica.

Epitaffio per una toga in cerca d’autore

Insomma, il messaggio che arriva da Salerno è chiaro: il Codice di Procedura Penale è diventato un accessorio vintage, roba da soffitte polverose per giuristi nostalgici o per chi ancora crede che la legge sia una cosa seria. Oggi la giustizia si muove con i tempi, e i tempi chiedono il “mi piace”, il coro unanime, la coreografia istituzionale in favore di telecamera. Vedere una Procura Generale che firma l’appello della Procura del Tribunale è come osservare un arbitro di linea che entra in campo per festeggiare il gol insieme all’attaccante: non serve a convalidare la rete, serve solo a far sapere alla tribuna — urlante e affamata di colpevoli — che “noi siamo quelli buoni”. È l’estetica del diritto che mangia la sostanza della procedura.

Bobbio ci avverte che siamo passati dal rito del processo al rito del consenso. E mentre le Procure si mettono in posa per il comunicato perfetto, tra intese creative che nel codice non hanno casa, resta un dubbio: chi lo spiega alla Costituzione che queste non sono lacrime di gioia per la verità ritrovata, ma il pianto rassegnato di chi vede trasformare un’aula di tribunale in un ufficio marketing? Applausi a scena aperta, sipario. Ma attenzione: a forza di cercare il consenso popolare, la magistratura rischia di scoprire che il popolo è un giudice volubile, pronto a voltare le spalle appena finiscono i riflettori. E quando la scena si spegne, restano solo i codici calpestati. E quelli non dimenticano. Mai.

Leggi anche: Omicidio Vassallo: prosciolto il colonnello dei Cc Cagnazzo


Torna alle notizie in home