Ai wars: da Anduril a Warren Buffett, l’intelligenza artificiale va alla guerra
Dalla difesa alle Borse, i soldi prendono la via del tech e l'Ue che resta tagliata fuori adesso ha paura
Ai wars. La guerra dell’intelligenza artificiale. È sia una questione di Difesa, con la lettera maiuscola. Sia una vicenda di soldi. Con la lettera minuscola ma con tantissimi zeri. L’Ai non è una bolla e ci stiamo sforzando, tutti, di convincerci di questo. Epperò, gli scetticoni che pendono dalle labbra di Warren Buffett, che è pur sempre l’oracolo di Omaha, un tipo che sa bene, anzi benissimo, il fatto suo, dovranno pur ricredersi. Almeno a vedere i numeri di Anduril.
Ai wars: Anduril vola
La società, l’ennesima fiorita in quel giardino tech che è la Silicon Valley, che si propone di portare sicurezza nella cybersfera e, più in generale, nel mondo. Sicurezza, è evidente, è termine che ha più di un significato. Quello “verde” interessa a Palmer Luckey, un tipo strambo in zoccoli e camicie hawaiane che ha fatto i soldi con gli Oculus (fregando un po’ il povero Zucky che ci credeva davvero nel Metaverso) e che ora vuol farne ancora di più con un’impresa che si propone di escogitare armi tecnologiche, puntamenti automatici e chissà quale altra diavoleria tech per “salvare la civiltà occidentale”. Verde, va da sé, è il colore dei dollari. Nell’ultimo round di finanziamento, ne ha incassati cinque miliardi. Se la matematica non è un’opinione, la capitalizzazione di Anduril tocca ora i 61 miliardi di dollari.
“Una questione di software”
Il Ceo Brian Schimpf ha fatto sapere che l’azienda s’è portata a casa molti accordi con Pentagono. Un po’ come Palantir dell’Anticristo Peter Thiel che, guarda un po’, è tra gli investitori senior di quest’altra società dal nome tolkeniano. E ha già raccontato agli azionisti che la guerra del domani sarà tutta una questione di software. Altro che fucili e droni: toccherà agli algoritmi armare i soldati. Anzi, i robot che con ogni probabilità (questo pare l’andazzo anche in campo militare) potranno affiancare le truppe sui terreni di battaglia.
La Bce ha paura di Claude
Sarà così? Chissà. Intanto, però, le guerre al tempo dell’intelligenza artificiale di sicuro saranno differenti da quelle che conosciamo. Basterà un clic per far precipitare le economie dei Paesi. Ed è (anche) per questo che la Bce ha reso pubblici i suoi timori in merito alla spy story che si starebbe giocando attorno alle potenzialità di Claude, l’Ai di Dario Amodei. Christine Lagarde, pubblicamente, ha spiegato che la banca centrale europea “sta cercando di elaborare difese che dovrebbe avere nel caso in cui Mythos venga usato da attori malevoli”. A chi si riferisce la “civetta” dell’Eurotower? Ma, naturalmente, a quei monelli degli hacker cinesi (sì, esatto: esistono pure loro non solo quelli russi) che sarebbero stati capaci di crearsi la loro Claude che non avrebbe nulla a che invidiare alla piattaforma e al software di Anthropic. Per questo, quel birbante di Jensen Hwang, Ceo di Nvidia e autentico mattatore della corsa all’Ai (almeno finora, con tutti i chip che ha venduto), ha detto che Pechino e gli Stati Uniti dovrebbero collaborare sul fronte dell’Ai.
L’Ue non tocca palla
Così, hai visto mai, riuscirebbe a piazzare semiconduttori a tutti senza piccarsi troppo delle materie prime. Ciascuno, come ogni guerra che si rispetti (e le Ai Wars tali sono), persegue il suo utile e interesse. Gli unici che restano fuori, ed è questo il vero significato delle parole pronunciate in Spagna dalla povera Lagarde, sono gli europei. Che si baloccano, al solito, in burocrazie, regolamenti e normative ma che, nel concreto, sono ancora agli annunci. Le quattro gigafactory, una delle quali in Italia, ricordate? Nella speranza che non finisca come andò con Intel: tutti i Paesi Ue a litigare per poi assistere al dietrofront, imposto da Joe Biden (non è mica solo Trump il cattivone, eh), della multinazionale e dei suoi piani di produzione.
L’ultima profezia dell’oracolo di Omaha
Ai wars, dunque. E l’ultima guerra, che è poi quella che si combatte in Borsa ogni giorno, sarà sui mercati. Anthropic, Alphabet (che poi è la società madre di Google), OpenAi: tutti puntano sugli algoritmi “finanziari”. Sarà facile rimpiazzare gli stagisti con le agenzie “aperte” a compulsare tori e orsi nelle piazze, vere e virtuali, di mezzo mondo. Ma non così semplice: perché, alla fine, ci deve pur essere qualcuno su cui scaricare eventuali responsabilità di possibili disastri. E così i consigli finanziari potrebbero arrivare via chat. Analisi di mercato, prospettive e chissà cos’altro tutto a disposizione di Ai agent. Che classe. E allora, forse, pure quello scetticone di Warren Buffett tutti i torti non è che li abbia. “Ormai è gioco d’azzardo”, ha detto in una recente intervista riferendosi all’abbrivio preso dalle piazze d’affari nel mondo. E tutti i torti, in fondo, non ce li ha.
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