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L’Aifa allerta: sovradosaggi intenzionali di paracetamolo tra gli adolescenti italiani

di Priscilla Rucco -


L’Agenzia italiana del farmaco ha pubblicato sul proprio sito istituzionale una nota ufficiale che difficilmente accompagna un medicinale da banco: un richiamo formale, fondato su dati nazionali, riguardante i casi di sovradosaggio intenzionale di paracetamolo tra gli adolescenti tra i 12 ed i 17 anni. La fonte è duplice ed assolutamente autorevole – la Rete Nazionale di Farmacovigilanza e il Centro Antiveleni di Pavia.

Il paracetamolo si acquista senza ricetta, si usa fin dall’infanzia, ma soprattutto non spaventa perché considerato “blando”. Ed è esattamente questa familiarità, secondo l’Aifa, a renderlo pericoloso in determinati contesti: chi lo assume in dosi elevate troppo spesso non percepisce di stare correndo un rischio concreto.

I dati

Un punto merita di essere sottolineato con estrema chiarezza: i dati non mostrano un incremento nel tempo dei casi di sovradosaggio intenzionale nella fascia adolescenziale, né emergono comportamenti imitativi riconducibili a mode virali o sfide sui social network. Il fenomeno non è in crescita, ma si mantiene su livelli che l’Agenzia definisce, comunque, un rischio clinico rilevante, sufficienti a giustificare un avviso pubblico formale.

Carlo Locatelli, direttore del Centro Antiveleni dell’Irccs Maugeri di Pavia, ha confermato all’Ansa che il fenomeno delle social challenge al momento non riguarda l’Italia. Quello che i dati mostrano è una tendenza stabile e continua, legata alla vulnerabilità tipica dell’età adolescenziale e ad una percezione del rischio profondamente “alterata”.

Il danno

Le conseguenze di un sovradosaggio da paracetamolo sono tra le più subdole in tossicologia clinica. Nelle prime ore l’intossicazione può essere completamente asintomatica, il che induce spesso chi ha ingerito dosi eccessive a non cercare neanche soccorso. È solo tra il primo e il terzo giorno che compaiono sintomi quali nausea, vomito e dolore addominale. Successivamente possono manifestarsi ittero e sanguinamenti. Nei casi più gravi, entro cinque giorni, può svilupparsi un’insufficienza epatica acuta che richiede ricovero intensivo o, nei casi estremi, il trapianto di fegato. Il rischio poi aumenta in maniera esponenziale in presenza di patologie epatiche preesistenti e quando si assumono contemporaneamente più prodotti contenenti paracetamolo.

Il male che non trova parole

Secondo l’Aifa, molti episodi di sovradosaggio intenzionale in questa fascia di età sono riconducibili a gesti impulsivi o dimostrativi, non necessariamente a intenzioni suicidarie. Agisce in modo determinante la convinzione – totalmente errata – che il paracetamolo, proprio perché comune, sia privo di pericoli.

I dati diffusi a livello nazionale sul benessere psicologico degli adolescenti, ci aiutano a comprendere meglio questa dinamica. Secondo la Società italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, in Italia circa un minore su cinque convive con un disturbo mentale, per un totale stimato di circa due milioni di soggetti in età evolutiva. Il sovradosaggio intenzionale si inserisce in questo complesso quadro come segnale di un disagio che non ha trovato altri canali di espressione poiché troppo spesso inascoltato o sottovalutato anche dai genitori.

La responsabilità

Il documento Aifa non si rivolge soltanto ai ragazzi. Famiglie, insegnanti e operatori sanitari sono chiamati a costruire la cosiddetta “cultura farmacologica consapevole”. In caso di sospetto sovradosaggio, anche in assenza di sintomi, la raccomandazione è di contattare immediatamente il pronto soccorso o un Centro Antiveleni. In ogni caso, la precocità dell’intervento può fare sempre la differenza; nessun farmaco è mai da considerarsi blando e privo di effetto.


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