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Esteri

Ucraina-Russia: l’Ue è divisa e sprovvista di una strategia. Intanto Londra ridimensiona le sanzioni sui carburanti

L'apertura verso l'Europa: il Cremlino è disponibile al dialogo

di Ernesto Ferrante -


Il Cremlino ha manifestato nuovamente la propria disponibilità a un dialogo diretto con le capitali europee. Dmitry Peskov, portavoce di Vladimir Putin, ha ricordato che nelle ultime settimane sono arrivati segnali da Helsinki e da Berlino sulla necessità di riaprire un canale politico con Mosca. “I russi sono pronti a parteciparvi”, ha dichiarato Peskov, aggiungendo che il confronto è preferibile all’attuale dinamica di scontro che, secondo la presidenza russa, caratterizza la postura europea.

La strategia russa

Il ritorno dei russi a un linguaggio di apertura verso l’Europa non è un gesto isolato o estemporaneo, ma un segnale che va inserito in una fase di riassestamento strategico. La Federazione russa vuole mostrarsi disponibile a riaprire un canale politico con l’Ue in un momento in cui il conflitto in Ucraina è entrato in una fase di logoramento strutturale. Presentarsi come attore “ragionevole” serve a indebolire la narrativa occidentale del Paese isolato e a sondare crepe nel fronte europeo.

L’uscita rischiosa di Merz

Proprio mentre si discute della possibilità di un negoziato, con Mario Draghi indicato come possibile figura di riferimento per un dialogo Ue-Russia, il cancelliere tedesco Friedrich Merz compie una fuga in avanti sul dossier ucraino. In una lettera ai vertici dell’Unione, anticipata dall’Afp, Merz propone di concedere a Kiev lo status di “membro associato” dell’Unione, una tappa intermedia verso l’adesione piena, che richiederà tempi lunghi e trattative complesse.

La mossa, destinata a suscitare la reazione prevedibile dei russi, anche se l’allargamento europeo rappresenta un problema secondario rispetto al vero nodo strategico: l’ingresso dell’Ucraina nella Nato, “linea rossa” che la Russia continua a indicare come non negoziabile.

La Gran Bretagna individua un percorso autonomo

Sul fronte energetico, si è registrata invece una scelta che mette in luce il pragmatismo britannico. Londra ha deciso di ridimensionare le nuove sanzioni sul diesel e sul carburante per aerei derivati da petrolio russo, per contenere l’aumento dei prezzi legato alla crisi nello Stretto di Hormuz. La mossa ha colto di sorpresa Bruxelles. Il commissario Valdis Dombrovskis ha ricordato che al G7 si era discusso dell’esigenza di non allentare la pressione sulle entrate energetiche russe, considerate una delle principali fonti di finanziamento della guerra. La divergenza mette in luce una frattura latente di carattere tattico. Mentre l’Ue tende a interpretare le sanzioni come strumento politico di lungo periodo, il Regno Unito mostra una maggiore flessibilità, adattando la propria linea alle esigenze immediate del mercato.

Il nuovo regime in materia di congelamento dei beni russi

La Corte di Giustizia dell’Ue ha stabilito che i beni riconducibili a cittadini russi sanzionati possono essere congelati anche quando formalmente trasferiti a trust, strutture offshore o parenti, purché la persona sanzionata mantenga un’influenza effettiva su tali risorse. I giudici hanno chiarito che il concetto di “appartenenza” o “controllo” non si limita alla proprietà formale. Contano anche la capacità di trarre vantaggio, influenzare decisioni del trustee o disporre dei beni. Strutture giuridiche complesse o inutilmente articolate possono costituire un indizio di elusione. La sentenza amplia la capacità delle autorità europee di congelare asset collegati a oligarchi russi, anche quando schermati da “architetture fiduciarie”.

Il monito di Rutte e la rivendicazione di Zelensky

Nel “perimetroNato, il segretario generale Mark Rutte ha richiamato gli alleati a una maggiore equità nel sostegno all’Ucraina, sottolineando che solo un gruppo ristretto, tra cui Svezia, Germania, Paesi Bassi, Danimarca e Norvegia, sta contribuendo in modo proporzionato ad aiutare gli alleati.

Volodymyr Zelensky ha annunciato su X che un attacco delle forze ucraine contro sedi russe nella parte occupata del Paese ha provocato un centinaio tra morti e feriti. Un quartier generale dell’FSB russo è stato colpito. Distrutto un sistema missilistico terra-aria Pantsir-S1.


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