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Politica

Dalla cantilena politica alla reprimenda istituzionale

di Giuseppe Ariola -


Che i partiti giudichino il comportamento di Israele nei confronti degli attivisti della Flotilla, dagli arrembaggi delle imbarcazioni in acque internazionali ai fermi e alle successive espulsioni degli attivisti è assolutamente normale. Fa parte di una fisiologica dinamica politica. Che il governo si esponga stigmatizzando il comportamento di uno Stato alleato rappresenta, invece, una circostanza già ben più preoccupante di quanto accade. Ma che a intervenire sia addirittura il Presidente della Repubblica significa che si ha percezione che la situazione abbia davvero travalicato ogni limite e sia da considerare allarmante. Tanto più se l’indignazione italiana viene messa nero su bianco da una nota di un Capo dello Stato. Oltretutto, come Sergio Mattarella, sempre attento a mantenere alto il livello istituzionale e la sobrietà comunicativa propria della carica quirinalizia.

La posizione del governo

Eppure, dinanzi al filmato del ministro israeliano Ben Gvir che deride con fare minaccioso gli attivisti bendati e umiliati, il Colle ha ritenuto di intervenire. Poche ma puntuali e forti parole che danno il polso di come la misura sia ormai colma. Di come sia stata davvero pericolosamente superata quella “linea rossa” a cui ha fatto riferimento il ministro Tajani. Oltre ad aver definito, insieme a Giorgia Meloni, “inammissibile” il trattamento riservato agli attivisti fermati, ritenuto “lesivo della dignità della persona”. Il fatto che il Presidente Mattarella faccia riferimento a un’azione eseguita illegalmente in acque internazionali è un primo punto di enorme rilevanza.

Le parole di Mattarella

Qualora ce ne fosse stato bisogno, la più alta carica italiana smentisce una volta per tutte la versione del governo di Tel Aviv che giustifica gli arrembaggi. La scusa è quella del blocco navale nelle acque antistanti la Striscia di Gaza. Poi le durissime parole riservate a chi si è reso protagonista di un “trattamento incivile” raggiungendo un “livello infimo” e la chiamata in causa del ministro Ben Gvir. Non si poteva essere più duri e netti. E deve far riflettere che questa condanna non abbia una matrice politica. E anche che non provenga da un gruppo di facinorosi che mette le città a ferro e fuoco pretendendo di reclamare in questo modo i diritti della Palestina. Questa strigliata non è una cantilena politica, è una chiara reprimenda istituzionale.

Il comportamento Israele contro gli attivisti della Flotilla diventa un caso

Proprio questo deve far riflettere sul livello al quale sono arrivati Netanyahu e i suoi ministri. Ma anche chi finora ha girato il volto dall’altra parte o ha solamente timidamente protestato contro certe violazioni. Offrendo di fatto il fianco ad abusi e violenze che non sono più tollerabili. In particolare, a meditare sulle parole di Mattarella dovrebbe essere chi perpetua in una difesa aprioristica di tutto ciò che fa il governo di Tel Aviv. Troppo spesso senza rendersi conto che il sacrosanto diritto alla sicurezza di Israele non può trascendere in azioni politicamente e umanamente riprovevoli che non hanno altro effetto se non quello di fomentare rigurgiti antisemiti indegni di qualsivoglia senso di civiltà. Ottenendo un risultato diametralmente opposto a quello che si vuole raggiungere.


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