Il boom degli integratori: un mercato da 24 miliardi
Non solo sport e bellezza ma (soprattutto) salute. I numeri del comparto e ora l'Ue deve svegliarsi
Prevenire è meglio che curare, è boom degli integratori in tutta Europa. Il mercato europeo oggi vale ben 24 miliardi. Un dato che testimonia l’ascesa inarrestabile di un comparto capace di piazzare un aumento, in termini di valore, addirittura a doppia cifra nel breve volgere di un solo anno. Già, perché rispetto al 2024 gli affari sono lievitati del 10 per cento. Cresce, con forza, il mercato online ma gli italiani restano affezionati ai consigli del farmacista. I dati sono stati snocciolati durante l’assemblea annuale di Integratori e Salute, l’organizzazione che riunisce 200 aziende del comparto ed è inquadrata all’interno dell’Unione italiana Food che aderisce a Confindustria.
Il boom degli integratori
Prendersi cura di sé, per gli europei e anche per gli italiani, è compito che si inizia a prendere davvero sul serio. Meglio un integratore oggi che una medicina domani. E il mercato inizia, davvero, a mostrare numeri interessanti. Al top delle vendite, chiaramente, ci sono i prodotti legati all’integrazione di vitamine e minerali che, da soli, rappresentano il 34,5% dell’intero valore del mercato. A seguire, poi, quelli per l’apparato gastro-intestinale con il 19,2%. Subito dopo, ci sono i prodotti per curare e prevenire i piccoli acciacchi come tosse e raffreddore (8,1%), poi quelli per corroborare l’apparato urinario e riproduttivo (6,9%). Infine ci sono i tonici e gli stimolanti (6,8%) a cui seguono gli integratori che sostengono calma, sonno e umore (6,2%). In termini di trend, però, volano gli integratori di bellezza (il grande affare si chiama collagene) con un valore di crescita stimato nel 13%.
Tedeschi online, gli italiani in farmacia
Il valore degli integratori, per gli italiani, è molto simile a quello dei medicinali. E, difatti, se cresce (eccome!) il mercato online in tutto il resto d’Europa (solo in Germania vale un quarto del totale), in Italia rappresenta appena l’8% dell’intero giro d’affari. Un po’ di diffidenza, un po’ perché i cittadini prendono davvero sul serio l’integrazione e preferiscono sempre chiedere consiglio in farmacia.
Ma l’Ue frena il comparto
Il tema vero, però, è ancora un altro. E cioè che (al solito) il mercato corre e l’Europa intesa come Ue arranca. “Le maggiori difficoltà che incontriamo oggi a livello europeo – ha affermato il presidente degli imprenditori del comparto Germano Scarpa – derivano dall’assenza di una normativa specifica per gli integratori”. In particolare, Scarpa spiega: “Le norme di riferimento per il nostro comparto sono infatti quelle che disciplinano gli alimenti e pongono diversi limiti all’innovazione del settore. In Paesi extra-europei, come ad esempio gli Stati Uniti, le imprese godono di maggior elasticità nel fare ricerca e nella possibilità di introdurre non tanto nuovi nutrienti, ma almeno di modificare i dosaggi in uso di quelli noti, trovando nuove funzionalità metaboliche”.
Che succede altrove
E non è tutto: “In Europa abbiamo ricercatori che effettuano studi scientifici sui nutrienti, mettendo spesso in luce nuove possibilità di health claim, ma poi si bloccano perché a livello normativo non riescono ad andare avanti. Oltreoceano, invece, nel momento in cui viene dimostrato scientificamente l’effetto metabolico di un nutriente, questo può comparire nell’etichetta dei prodotti”.
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