Parla Mandelli (Fofi): “La rete delle farmacie sempre più forte”
"Necessario il nuovo testo unico. Carenze? Qui subentrano le competenze dei professionisti"
In un Paese che cambia, la farmacia non può restare immobile. E, anzi, si evolve insieme all’Italia. E lo fa in un’epoca in cui le criticità, di sicuro, non mancano. Dall’invecchiamento di un Paese in cui nascono sempre meno bimbi e le famiglie si sfilacciano fino a dissolversi, alla guerra e alle tensioni internazionali. A L’identità, Andrea Mandelli, presidente di Fofi, Federazione degli ordini dei farmacisti italiani, fa il punto della situazione senza indulgere a nessun tipo di allarmismo: “Avanti col testo unico, le carenze dei farmaci si superano con il dialogo tra professionisti”.
Presidente Mandelli, vi siete appena lasciati alle spalle l’edizione di quest’anno di Cosmofarma…
“Per noi, un appuntamento molto importante. Rappresenta un punto di incontro tra i farmacisti. Che ci consente di trattare i temi più importanti che impattano sulla nostra professione. Dall’approfondimento, in cui si affrontano le novità dal punto di vista scientifico e operativo, fino alle questioni politiche affrontate in Plenaria. Una kermesse che ci consente di stare al passo coi tempi, effervescenti, che sta vivendo il comparto”.
L’Italia è un Paese sempre più senior…
“È evidente, il Paese sta invecchiando. Ce lo ha ripetuto anche l’Istat: facciamo pochi figli e abbiamo sempre più capelli bianchi. A ciò si aggiunge l’allungamento delle speranze di vita. E dico grazie a Dio, non per interessi di corporazione ma perché siamo tutti ben contenti di stare al mondo. Ciò, però, comporta l’emergere di ulteriori sfide”.
Quali sono?
“C’è quella della cronicità delle malattie con cui uno spaccato consistente di popolazione deve convivere. Ma poi c’è una questione molto importante che conferisce un ruolo ancora più centrale alle farmacie. Le famiglie si sfilacciano, siamo sempre più soli e i pazienti hanno sempre più bisogno di una figura di prossimità che li aiuti a prendere un farmaco, a interpretare un problema. E i farmacisti, grazie alla presenza capillare sul territorio e alla copertura, grazie al sistema dei turni, di ogni giorno e fascia oraria riescono a garantire questa presenza”.
Altro che lo stereotipo di mera “rivendita” di farmaci…
“Una rete che è sempre più forte. Non c’è giorno in cui gli italiani non possano contare sulla copertura” delle farmacie. Su tutto il territorio nazionale ce ne sono 19mila, una ogni 3.300 abitanti. Al banco lavorano 70mila circa farmacisti laureati. In tutto, di professionisti del settore, in Italia ce ne sono 110mila. E noi, quale sarebbe stato il futuro, l’avevamo immaginato, e anticipato, già vent’anni fa”.
In che senso?
“Fu proprio nel 2006 che progettammo il futuro della nostra professione. Rispetto a vent’anni fa, il farmacista resta dispensatore del farmaco e chi prepara il prodotto galenico, come sempre. Ma allora avemmo la visione di voler fare qualcosa di più, anticipando quello che sarebbe stato il cambiamento della società che ci avrebbe investito. Ci voleva un cambiamento per un professionista che doveva essere protagonista della telemedicina, diventando figura centrale in quegli esami orientativi che, oggi, si possono fare, appunto, in farmacia. Nel 2009, col governo Berlusconi, quella sulla farmacia dei servizi divenne una legge dello Stato”.
E poi?
“Poi è arrivato il Covid e all’epoca della pandemia, è evidente, i farmacisti hanno mostrato di avere una marcia in più nel rispondere a tutte le esigenze di quel frangente delicatissimo: un impegno vissuto in prima fila al fianco dei cittadini, dai tamponi fino ai vaccini. Insomma, abbiamo intercettato le dinamiche evolutive della società imprimendole pure alla professione del farmacista. E posso dire, oggi, che con il nuovo percorso di studi, e siamo ormai al quarto anno, usciranno dalle università giovani ancora più “preparati” sotto il profilo dei servizi professionali”.
Sul fronte istituzionale c’è la sfida del nuovo Testo unico.
“È una necessità reale. Parliamo di una materia che è regolamentata ancora da regi decreti risalenti al 1934. Quasi non c’erano i telefoni, a quell’epoca. Oggi abbiamo l’intelligenza artificiale. È molto importante per noi che il governo, e in particolare il sottosegretario Marcello Gemmato, abbiano compreso la necessità di una spinta in questo senso. Siamo agli emendamenti, speriamo che il testo unico possa vedere finalmente la luce”.
E poi c’è il nodo del rischio carenze per i farmaci.
“Ho un atteggiamento, a riguardo, molto pragmatico. È evidente che viviamo un periodo di guerra e sappiamo benissimo che ci potranno essere problemi. Qui torniamo alla necessità del testo unico. Che prevede, finalmente, che anche in Italia si potranno fare i principi attivi. Se è vero, come lo è, che siamo i più bravi a “cucinare” i farmaci lo è altrettanto il fatto che, al momento, siamo fragili sulle materie prime. La legge servirà a rafforzarci su questo. Ma credo pure che non ci sia problema che non si possa risolvere con la comunicazione”.
In che senso?
“Ritengo, e abbiamo già avviato iniziative in tal senso, che debba aprirsi un’autostrada virtuosa di confronto tra medici e farmacisti. Se dovessero insorgere carenze, entrerebbero in gioco le competenze del professionista. E se ben due professionisti parlano tra di loro, una soluzione per alleviare le condizioni del paziente si trova sempre”.
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