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Economia

Che Eurogruppo a Nicosia: Lagarde minaccia, Dombro frigna e Giorgetti incalza

L'Italia va avanti: "Proposta ragionale su clausola salvaguardia", mezza Ue aspetta e la Commissione nicchia

di Cristiana Flaminio -


Eurogruppo a Nicosia. Un tremito, ecco perché. Appena apre bocca, spaventa tutti: Christine Lagarde fa, davvero, paura. E non solo ai mercati che, ormai da tempo, guardano al suo corso di rigore e austerità come a una iattura. Si stava meglio quando si stava peggio e Mario Draghi, invece di trattenersi, sparava ad alzo zero con il suo bazooka: “Whatever it takes”. Oggi, invece, la minestrina rancida delle “misure temporanee e mirate” e la minaccia dei tassi da (ri)alzare. E chissenefrega se la crisi non è di sistema ma dovuta esclusivamente ai problemi connessi all’energia. Ieri la guerra all’Ucraina, oggi lo Stretto di Hormuz. Passano gli anni ma le lezioni non le impara nessuno. Lagarde è comparsa, ieri, all’Eurogruppo a Nicosia in Cipro e ha ribadito che “la Bce” si impegna a garantire “la stabilità dei prezzi”. Detto ancora meglio: la politica monetaria mira a riportare l’inflazione al 2 per cento. L’unico modo per farlo sarebbe di riaprire Hormuz, e subito. Invece no: dopo il danno pure la beffa dei tassi alti.

All’Eurogruppo a Nicosia Dombrovskis frigna

Chissà se il buon Fabio Fazio, che sprezzante del pericolo ha ottenuto di ospitarla in tv domani sera, gliene chiederà conto e ragione. Per una che chiude, un altro che spranga i portoni. Valdis Dombrovskis è con le spalle al muro. L’Italia gli ha portato “con maggior coerenza” la richiesta di flessibilità. Giorgetti non molla. Il guaio, però, è che dietro ci sono tanti (o forse tutti…) altri Paesi membri che hanno mandato l’Italia avanti a far da ariete per scucire concessioni alla Commissione. Dombro piagnucola di spazi fiscali insufficienti, non può certo raccontare che gli ultimi spicci sono stati messi insieme per l’Ucraina. All’Eurogruppo a Nicosia emerge di tutto.

Giorgetti contro tutti (pure Crosetto)

Lui, Giorgetti, incalza: “Noi – ha detto riferendosi all’idea di usare la clausola di salvaguardia per fronteggiare la crisi energetica – abbiamo fatto una proposta e riteniamo che questa proposta sia assolutamente razionale e di buon senso”. Ecco. “Questa proposta – ha aggiunto – è interpretare gli spazi concessi per la difesa in termini di sicurezza nazionale e voi sapete che uno dei miei mantra è quello che la sicurezza economica è sicurezza nazionale”. Dagli torto. “Sappiamo che i tempi di esame e di valutazione da parte degli organismi europei sono non immediati – ha proseguito il capo del Mef paragonando il passo di Dombro a quello di un “alpino lettone” – quindi sono tempi che richiedono diciamo qualche giorno, magari qualche settimana, però continuiamo ad insistere perché riteniamo di essere nel giusto”. E la Difesa? “Parlo più con Dombrovskis che con Crosetto”. Su una cosa, però, tutti saranno d’intesa: “Possiamo uscire già da quest’anno dal Patto di Stabilità”. E sarebbe (almeno) una prima buona notizia.   


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