La superiorità del modello liberale
Il liberalismo può dirsi superiore al socialismo, non solo empiricamente, ma anche concettualmente. Lo ha messo in luce il convegno di Bologna del 16-17 maggio, di cui il nostro giornale ha dato notizia. Il modello liberale presuppone un ordine della convivenza umana spontaneo e naturale, non dovuto alla coercizione esercitata da un’autorità costituita, la quale è legittimata a intervenire in via sussidiaria, esclusivamente per la tutela degli interessi comuni essenziali. Il modello socialista legittima la pianificazione centralistica del divenire sociale, a opera dell’autorità politica eretta ad arbitro del Bene comune contrapposto a quello individuale, miserevolmente deprezzato a tornaconto egoistico. Ebbene: mentre la pianificazione centralistica poggia su presupposti teorici molto fragili, oggi all’assiomatica certezza dell’ordine sociale spontaneo si perviene non più per atto di fede, ma per il tramite di convincenti dimostrazioni scientifiche.
Adam Smith nella sua “Teoria dei sentimenti morali” aveva ben illustrato il meccanismo che rende possibile l’ordine senza piano. I consociati sono indotti a uniformare i loro comportamenti di relazione intorno a un modello virtuoso, per la reciprocità dei sentimenti simpatetici. La vita associata costringe ciascuno di noi ad assumere la duplice e contestuale posizione dell’osservatore e dell’osservato. Il primo riconduce a sé la condizione del soggetto osservato e ipotizza come si comporterebbe al suo posto; approva o disapprova il comportamento dell’osservato, secondo il modello ideale di riferimento che raccoglie la sua simpatia. Non può simpatizzare con chi adotta comportamenti antisociali, perché dovrebbe imporre a sé stesso un analogo modello antisociale. Poiché i mille osservatori sono anche contemporaneamente mille osservati, ll meccanismo dell’approvazione sociale ha l’effetto si omologare i comportamenti umani, secondo le esigenze della pacifica convivenza.
Questo meccanismo, studiato per via socio-psicologica da Smith, trova conferma nella scoperta dei neuroni specchio. Il grande neurologo Giacomo Rizzolatti fu il primo ad avvedersi, per via sperimentale, che la scimmia osservatrice trasmette ai muscoli un impulso neuronale identico a quello della scimmia osservata, pur non potendo compiere la medesima azione. L’animale che porta alla bocca la banana muove gli stessi neuroni del suo simile che si limita ad osservare. E mentre nel mondo animale i neuroni specchio si attivano per l’impulso derivante dall’osservazione di una singola azione, nell’uomo sono codificate per via genetica le risposte neurologiche non solo alle singole azioni, ma anche all’insieme di azioni che fanno capo all’emozione del soggetto osservato.
Ciò spiega perché il bambino piange o ride se vede la mamma piangere o ridere, ben prima che abbia potuto imparare il senso di quelle emozioni. In sintesi i neuroni specchio permettono all’osservatore umano di entrare in sintonia ed empatia col soggetto osservato, capendone le intenzioni. La scoperta (1992) conferma in pieno il carattere spontaneo dell’ordine sociale, già descritto da Smith, reso possibile dal corredo genetico dell’uomo.
Un’ulteriore conferma del presupposto di verità su cui poggia la dottrina liberale ci viene dagli studi biologici di Robert Trivers. In base alla sua teoria dell’altruismo reciproco, che vide la luce nel 1971, il rapporto di cooperazione si instaura spontaneamente, non solo tra individui imparentati, ma anche estranei, se esiste la probabilità di incontrarsi di nuovo. L’altruismo non è (sempre) puro sacrificio, ma un investimento che genera un ritorno. È una forma di scambio che crea ordine sociale senza che nessuno l’abbia pianificato. Il libero mercato è il luogo elettivo di queste relazioni spontanee, non dovute alla bontà dell’operatore, ma coltivate nel perseguimento dell’interesse di conseguire in futuro un vantaggio compensativo. In altri termini, l’interesse individuale non pregiudica quello collettivo.
Se dunque per le vie della scienza socio-psicologica, neurologica e biologica si perviene alla conclusione che l’ordine sociale si instaura ed evolve spontaneamente a prescindere dall’intervento politico, non è consequenziale ritenere che la guida politica debba agire solo in funzione sussidiaria e senza intenti pianificatori?
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