Il ciclismo e il Giro, parla Pella: “Fanno crescere il Paese”
L'intervista al presidente della Lega professionisti: "Dobbiamo accelerare investimenti maggiori sulla sicurezza delle strade, in maniera più capillare e più incisiva"
Roberto Pella
Roberto Pella, deputato azzurro, sindaco di Valdengo e imprenditore tessile, dal 2024 è presidente della Lega del ciclismo professionistico: L’identità lo ha incontrato mentre il 109esimo Giro d’Italia toccava con la 13esima tappa il suo Piemonte.
L’Italia organizza una delle corse più iconiche al mondo, ma fatica ancora a produrre campioni dominanti come in passato?
“Oggi il costo di una squadra è arrivato a livelli molto alti e di conseguenza va riattivata l’attenzione da parte dei grandi imprenditori per riavvicinarsi al mondo del ciclismo. Significherebbe poter far crescere i nostri corridori italiani e poterli portare ad avere funzioni di capitani e e non di semplici gregari, per arrivare a importanti vittorie a livello mondiale. Ma in questo momento abbiamo dei giovani molto promettenti che stanno dando segnali molto molto importanti. Credo che da qui a a un paio di anni potremo assistere a campioni capaci di farci rivivere momenti magici”.
Tra 10 anni, più probabile un ciclismo sostenuto dai grandi sponsor industriali o da fondi internazionali come accade nel calcio?
“Spero che l’imprenditoria italiana abbia voglia di investire. Perché il ciclismo, a differenza di altri sport, significa poter valorizzare i nostri territori, le nostre bellezze paesaggistiche e storiche. Perciò ringrazio il governo nazionale, quelli regionali e i singoli comuni che attraverso il ciclismo investono per far conoscere i propri territori. Queste dirette tv lo dimostrano. Grazie alla Rai e a Rcs facciamo conoscere al mondo intero – 190 Paesi – le nostre qualità territoriali. Come dico sempre in maniera scherzosa, se hai la finale di Champions a Roma, vedi uno stadio. Se hai un arrivo del Giro d’Italia nella Capitale, vedi la storia di 2000 anni di questa città”.
Il ciclismo italiano rischia di diventare più forte come evento mediatico che come movimento sportivo?
“Le due cose devono per forza viaggiare a braccetto, nella stessa direzione e con la stessa intensità. Perciò stiamo spingendo sul fronte mediatico, senza trascurare l’incentivo al ciclismo fin dalla tenera età. In Italia abbiamo un fior fiore di società, dirigenti di altissimo profilo in tutte le regioni. Il ciclismo professionistico è la punta dell’iceberg di un movimento che interessa molto il mondo giovanile”
Per i giovani il vero competitor del ciclismo è il calcio, gli esports o i social?
“Crediamo molto nei social. Stiamo sostenendo il Fantacycling nella scia del Fantacalcio, con una startup nata nell’ambiente dell’Università Bocconi, che ha finora catturato 200mila appassionati, intercettando il loro interesse che non si era attivato attraverso altre strade”.
Molti territori investono molto per ospitare una tappa del Giro. C’è un reale ritorno economico?
“Abbiamo assicurato al Paese oltre 75 corse professionistiche, una visibilità ineguale rispetto ad ogni altro sport. Il Giro, come si dice, è la corsa più difficile nel Paese più bello al mondo. Per un territorio,non c’è evento che valorizzi le immagini del suo territorio come una tappa del Giro. Nessuno può smentire questo dato di fatto, Questo, il nostro vanto”.
Il ciclismo è ancora un sport pienamente popolare?
“Mi dà gioia è vedere lungo la le strade migliaia di persone, soprattutto le famiglie. Mamme con i figli, tante scolaresche. Più di una generazione. Una volta ne ho incrociato quattro: bisnonno, nonno, papà e figlio a vedere una corsa . Il ciclismoè l’unico sport che ti passa sotto casa o che puoi seguire in televisione fino a 30 secondi prima e poi affacciarti dal balcone o scendere in strada. E l’unico sport oggi in Italia di altissimo profilo che non si paga. Non c’è evento ciclistico che ha un costo”.
Quale è la decisione più complessa da prendere, in questo mondo?
“Dobbiamo accelerare investimenti maggiori sulla sicurezza delle strade, in maniera più capillare e più incisiva. Oggi ci sono troppi incidenti, troppi incidenti che colpiscono ciclisti e pedoni. Ho presentato una proposta di legge sul tema della sicurezza, condivisa con tutti e firmata dai capigruppo di maggioranza e opposizione. Dobbiamo consentire ai genitori che decidono di mandare i propri figli a fare attività ciclistica di avere il massimo della sicurezza stradale”.
Se il Giro fosse una metafora del nostro Paese di oggi, in che tratto della corsa saremmo?
“L’Italia sta dando dei dei buoni segnali, ci ha permesso di superare delle salite dure. Ne abbiamo ancora qualcuna davanti, ma abbiamo la prospettiva di vedere un traguardo vicino. Ma soprattutto ciò che conta è raggiungere il traguardo non da soli, ma con la squadra. Abbiamo saputo giocare di squadra, di sistema e abbiamo raggiunto più di un obiettivo. “Giocare di squadra”, questo il mio motto”.
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